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"Ciao Sonia,
ti scrivo perché qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post di segnalazione per blog e siti che ci sembrano meritevoli e abbiamo incluso "Blog sul cane e i cuccioli..."
Giuseppe Pastore, redazione di Pet Magazine

martedì 26 maggio 2009

Fenomeno dei cani randagi: possibili soluzioni


LE POSSIBILI SOLUZIONI
Il problema del randagismo, dei canili e più in generale di tutti quei
fenomeni che possiamo ricondurre a cadute della gestione continua e responsabile del cane, come l'abbandono o il degrado, non è una novità di questi giorni e rappresenta uno dei nodi più importanti del nostro rapporto con gli animali, il fulcro da cui si misura la percezione nell'immaginario collettivo della sua presenza.
«Mi meraviglia il fatto che in genere la cinofilia dedichi a questo tema poca attenzione - continua Roberto Marchesini - affrontandolo con negligenza quando non è sotto i riflettori e lasciando la scena a opinionisti poco preparati allorché si presenti un'emergenza. In realtà, ci troviamo di fronte a una questione che inevitabilmente si riflette su tutti perché una caduta di valorizzazione del cane o un incremento di cinotolleranza colpisce anche la signora col barboncino o l'operatore che con il proprio cane fa attività dagli alti contenuti sociali. Insomma, questo problema non resta confinato e dilaga su tutti i cani, pertanto è indispensabile affrontarlo con tempestività e professionalità se si vuole
promuovere una cultura cinofila. C'è una differenza sostanziale tra la situazione del Nord, caratterizzata soprattutto da rinunce di proprietà effettuate presso i canili e sporadici abbandoni con temporanei casi di "cani vaganti" immediatamente accalappiati e portati in canile, e la situazione del Sud dove ci troviamo di fronte a un "randagismo strutturale", ossia a cani che permanentemente stazionano liberi sul territorio urbano o periurbano, organizzandosi in comunità o in veri e propri branchi. Nel Nord l'emergenza è la corretta gestione dei canili perché una politica di semplice accoglienza e di mantenimento, quale si rinviene nel concetto di "rifugio", porta inevitabilmente queste strutture al collasso. Se le strutture non accrescono la loro capacità in termini di box in breve termine divengono sovraffollate e si trasformano in veri e propri lager, se viceversa aumentano i moduli dei box in breve si trovano a trend di crescita del 20% annuo, cosa che terrorizza tanto gli amministratori quanto chiunque abbia in mente l'interesse dei cani.
Per questo da anni ho proposto la trasformazione del canile in "parco canile" ovvero in una struttura che abbia al centro del proprio mandato il servizio adottivo, attraverso la preparazione dei cani all'adozione e la facilitazione adottiva lungo tutta la filiera del servizio, dall'orientamento dell'aspirante adottante al sostegno postadottivo».
I cani dei canili, secondo l'esperto, vanno infatti preparati all'adozione, vanno cioè seguiti nella gestione ordinaria e sottoposti a un percorso di training specifico. Non dobbiamo dimenticare che l'abbandono è comunque un grave trauma per il cane. Se il cane è stato abbandonato, si devono presumere problemi di rapporto con il proprietario e in un canile lo stress è tale che comunque si verifica un peggioramento delle capacità adattative del cane. «Declamare l'importanza dell'adozione e del turn over senza implementare una nuova politica di gestione del canile a partire dalla professionalità degli operatori presenti nelle strutture e dei servizi a cui il gestore è tenuto a dare risposta per capitolato, è solo un'operazione
di facciata - precisa Marchesini -l'adozione è il vero servizio che deve dare un canile, ma per assolvere questo compito è necessario intervenire sul modo complessivo di gestirlo, non ultima la comunicazione che deve puntare sulla valorizzazione del cane e non sul pietismo. Se tutto il canile fosse orientato a favorire le adozioni, per esempio attraverso un finissaggio del cane sui segnali di gestione (seduto, terra, resta) e sul rilascio di un patentino di cane buon
cittadino, ecco che il cane del canile percepito come valore, troverebbe una facile ricollocazione in famiglia. Puntare sulla formazione degli operatori e dei volontari e su servizi di preparazione dei cani è l'unico modo per trasformare il canile da problema in opportunità e spendere bene le risorse.
La questione del randagismo nel Sud e in alcune aree del Centro Italia ha connotazioni diverse e per molti aspetti più problematiche, perché rappresenta un bacino ancor più oneroso rispetto al territorio e persino alla questione canile: non a caso in queste regioni arriviamo ad avere canili con 500-1.000 cani, inevitabilmente ingestibili. Il fenomeno dell'abbandono è più rilevante. Anche la caccia ha le sue colpe perché molto spesso vengono presi più cani per vedere quello «che funziona allo scopo», abbandonando poi gli altri al loro destino. Esistono anche situazioni di degrado, dove si trovano gruppi di cani usati per i più disparati motivi, dall'elemosina con i cuccioli alle scommesse nei combattimenti tra cani o, in certi casi, può diventare un modo per prendere una commessa dall'amministrazione.

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