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Segnalato da Pet Magazine

"Ciao Sonia,
ti scrivo perché qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post di segnalazione per blog e siti che ci sembrano meritevoli e abbiamo incluso "Blog sul cane e i cuccioli..."
Giuseppe Pastore, redazione di Pet Magazine
Visualizzazione post con etichetta randagismo. Mostra tutti i post
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giovedì

Esempi di civiltà


Senza bisogno di parole....

Jack Russel Spotty

Info adozione
Marilena al 334 13 99 681
366 68 01 660 
mariatruppo@hotmail.it
15 settembre 2010
Spotty è un cagnetto giovane non arriva all'anno di età e piccolo piccolo di taglia come un jack russel appunto. Quando l'ho visto tentava di entrare dal cancello di una villetta dove c'erano altri cani ma per giocare scodinzolava tanto velocemente quella codina appuntita come le orecchie. Tutto il giorno lui piantona il cancello della villetta con i cani e la sera una brava donna di colore al rientro dal lavoro lo porta a casa per farlo dormire al sicuro. Insomma vive per strada sì ma più o meno controllato: speriamo bene.Dobbiamo fare presto per lui.


Lo affido con controlli pre e post affido e sottoscrizone del modulo di adozione.

mercoledì

ADOTTA UN CANE ANZIANO BARI

Per informazioni 
340 0094856 
Anna,DE GIOSA
Jonny il vecchietto ha 15 anni..ha un problema alla zampa sx, le lastre hanno evidenziato un problema osseo,non se se si vede il gonfiore alla zampa sx....rispetto all'altra..E CIECO MI DITE COME PUò STARE IN STRADA ,CON L,INVERNO ALLE PORTE VI PREGO AIUTIAMO QUESTO NONNINO ALMENO ORA NELLA VECCHIAIA, UNO STALLO O ADOZIONE CON IL CUORE. MA NON LASCIAMO CHE VIVA ANCORA PER STRADA-

CAGLIARI

PER INFORMAZIONI CONTATTARE 
 ALESSANDRA 3296920879 
 email dagolilla@tiscali.it
DA CIRCA UN MESE VADO AD ACCUDIRE UNA CUCCIOLATA DI GATTINI IN UN RUDERE VICINO CASA MIA, UN RUDERE IN CAMPAGNA DOVE C`E` DI TUTTO,DALLA CARCASSA DEL CAVALLO, PECORE MORTE,ELETTRODOMESTICI, VETRO E BOTTIGLIE IN QUANTITA` INDUSTRIALI, E TANTO AMIANTO SPARPAGLIATO E SBRICIOLATO OVUNQUE ( UN BEL POSTO INSOMMA). I GATTINI LI HA TROVATI PER CASO UNO DEI MIEI CANI JILL, CHE NON TORNAVA PIU`, E QUINDI ANDANDO A CERCARLA HO TROVATO LA SORPRESA. TRE GIORNI FA, MENTRE METTEVO IL CIBO PER I GATTINI CHE COMINCIANO A FARMI LE FESTE E AD ASPETTARMI TUTTI IN FILA, HO SENTITO UN LAMENTO MOLTO FLEBILE E RUMORE SI STERPAGLIE, HO GIRATO UN PO` TUTTO INTORNO E SU UN BEL CUSCINO DI AMIANTO SBRICIOLATO C`ERA UN CAGNETTO DI PICCOLA TAGLIA

ADOZIONE URGENTE PER PACO NAPOLI

INFO ADOZIONE
Dora al 3387808523 
pennylive@libero.it




PACO VIVE PER STRADA!!E' IN UN QUARTIERE A RISCHIO, ADOZIONE DEL CUORE!!E' TRISTISSIMO!! Questo splendido meticcio ha circa un anno e da poche settimane gira le strade di uno dei quartieri piu' brutti di Napoli. Aspetta tutti i giorni la volontaria che gioca con il suo cane e lui è sempre li' che aspetta carezze o il lancio di una pallina per giocare. E' TRISTISSIMO credetemi e purtroppo alcuni ragazzini del quartiere hanno inziato ad infastidirlo anche con pietre e con secchi d'acqua!! POI CHIAMANO L'ASL PERCHE' I CANI SI DIFENDONO!!!!Lui non si difende ma SUBISCE e sta buono buono nei giardinetti...ma ha gli occhi che parlano da soli, gli occhi della tristezza. Forse avevaun padrona, non sappiamo nulla di lui ma speriamo che qualcuno lo prenda con se e lo porti in un ambiente sicuro. Cerchiamo anche uno stallo, ma non in gabbia....lui è abituato alla liberta' e al contatto con le persone. Chiuderlo ingabbia lo renderebbe ancora piu' triste!!Max diffusione, se avete un posticino per lui adottatelo presto.

martedì

Rettifica importante sul canile di Rocca Priora (RM)


Se gironzolate in internet, interessandovi dei cani, troverete nomenclato tra i Canili e i rifugi del Lazio anche questo:
"ASSOCIAZIONE GRUPPO ANIMALISTA CASTELLI ROMANI
Via Dei Principi 39
00040 Rocca Priora (RM)
L'associazione ha lo scopo di ospitare i cani abbandonati. Rettifico assolutamente!!!!
Sono andata a visitarlo stamattina e a questo indirizzo non c'è un canile, ma l'abitazione di una signora, che per effetto della pubblicità e del passaparola sul suddetto canile, si trova a dover gestire 30 cani abbandonati che ha adottato lei stessa.
Glieli lasciano negli scatoloni, pensando che sia un rifugio.
Ma non lo è!!!!
Il canile invece si è traferito, sembra, a Lanuvio(RM).
Ma non l'ho ancora visitato, quindi non so ancora darvi notizie certe....
j

NON ABBANDONIAMOLI : Parliamo del fenomeno dei cani randagi


SI FA PRESTO A DIRE RANDAGIO....
C'è randagio e randagio. I cani abbandonati, infatti, hanno comportamenti e reazioni molto diverse rispetto al rapporto che li lega all'uomo, tanto che l'OSM (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha redatto una precisa classificazione che poggia su due parametri: la dipendenza dall'uomo per il cibo (dipendenti, semidipendenti, indipendenti) e il grado di controllo esercitato dall'uomo sui loro movimenti e sulla riproduzione (controllati, parzialmente controllati, incontrollati). Ecco quindi tre categorie distinte di cani padronali, cani randagi, cani inselvatichiti. Quest'ultimi sono le seconde o terze generazioni di quelli abbandonati, che hanno ormai perso qualsiasi contatto con l'uomo (di dipendenza alimentare e affettivo), che hanno subito una selezione da cui sono sopravvissuti solo gli esemplari più grossi, robusti e determinati. Insomma, quelli potenzialmente pericolosi. Ma non basta. A questi si aggiungono altre sotto categorie derivanti da ulteriori variabili, come per esempio i cani da lavoro. Quest'ultimi, infatti, subiscono sempre più spesso le conseguenze della trasformazione dell'attività pastorale, abbandonata e marginale, affidata ormai a personale inesperto e improvvisato che si adatta a quel lavoro sconosciuto per necessità di sopravvivenza. Uomini e ragazzi stranieri si ritrovano abbandonati in montagna, spesso in condizioni precarie, a dover governare greggi e cani. Si sopperisce così l'imperizia con la quantità e dove sarebbero sufficienti due o tre cani da pastore addestrati, se ne utilizzano 15 o 20 impreparati. Inoltre, questi animali si ritrovano ad essere maltrattati e malnutriti e si trasformano facilmente in predatori per motivi di sopravvivenza.
Un vero e proprio pericolo per chi pratica trekking, mountain bike o gite a cavallo. E poi ci sono gli «ibridi», cioè quei cani che sono la prole fertile di un accoppiamento con il lupo. Sembrano lupi, ma nel loro DNA ci sono geni di cane (fenomeno peraltro gravissimo per la conservazione dell'animale selvatico] e possono essere docili, ma anche viceversa: somigliare a cani ed essere aggressivi come un lupo. I randagi di città sono quelli che trovano più facilmente cibo (cassonetti e discariche) e riparo per la notte, mentre i cani padronali -liberi di girovagare, ma certi di poter tornare al proprio ricovero protetto - sono quelli che provocano maggiori danni alla fauna selvatica: rincorrono le potenziali prede solo per gioco, senza preoccuparsi di disperdere energie perché sanno che a casa li attende un pasto sicuro. Al contrario, gli esemplari inselvatichiti (o i lupi) non perdono inutilmente tempo e risorse, quando iniziano la caccia sono determinati e pericolosi, perché se il tentativo di predazione fallisce, sanno di non avere possibilità di reintegro per le energie disperse.
«Nel randagismo il cane è libero di stare in un territorio e di prenderne possesso - dice Roberto Marchesini, Direttore della Scuola di Interazione Uomo-Animale (SIUA) - vale a dire che il suo status è strutturale, non contingente come nel cane vagante. Il randagio si organizza in comunità di convivenza, dove cioè non si attivano vere e proprie dinamiche di branco, allorché i resti di cibo sono abbondanti e l'ambiente è molto frequentato: strade, stazioni, piazze, porti. In questi casi vediamo i cani stazionare per lungo tempo semiaddormentati in un posto e vagare elemosinando cibo. Al contrario assistiamo alla formazione di veri e propri branchi, organizzati in squadre e concertati, nelle zone poco frequentate, per esempio discariche, aree rurali, zone costiere, periferie, e qui ci troviamo di fronte a situazioni più pericolose perché il gruppo agisce insieme ed è portato a difendere un territorio e a mettere in atto delle prassi che ricordano la predazione. Non ci troviamo ancora di fronte a un vero e proprio rinselvatichimento e tuttavia il gruppo ha già formato una sua struttura sociale chiusa che
può vedere con ostilità tutti gli altri e rispondere con aggressione ogni volta che incontra una persona o un altro cane lungo la sua strada. Questi cani vivono di espedienti e spesso sono oggetto di maltrattamento da parte dell'uomo: vengono scacciati a sassate, subiscono violenze di ogni tipo e non di rado atti di sadismo, devono provvedere a loro stessi in regimi alimentari di estrema sussistenza. Non ci dobbiamo meravigliare se a lungo andare questi branchi assumono atteggiamenti di diffidenza o possono mettere in atto comportamenti di aggressione verso le persone. L'aspetto inquietante del cane randagio è che non presenta la distanza di fuga dall'uomo tipica dell'animale selvatico, ma nello stesso tempo si comporta verso l'uomo con comportamenti che possono sfociare nella conflittualità, quindi si tratta di animali estremamente pericolosi. Orbene non confondiamo il cane randagio, organizzato o meno in un branco, con il cosiddetto "cane di quartiere" poiché quest'ultimo è a tutti gli effetti un animale accudito dall'uomo, anche se da un gruppo allargato di persone e presenta una socializzazione ottima per cui è spesso molto meno problematico del cane di proprietà. Il cane di quartiere è abituato a considerare l'uomo una fonte di eventi gradevoli, quindi non sviluppa atteggiamenti ostili. Il fenomeno del randagismo va combattuto con estrema tempestività agendo sulla sterilizzazione, sull'accalappiamento, ma soprattutto intervenendo sui comportamenti umani che fanno da serbatoio di randagismo, primi fra tutti la scarsa responsabilizzazione dei proprietari e la mancata microchippatura. Non dobbiamo inoltre confondere queste situazioni con il cane rinselvatichito propriamente detto, dove assistiamo a un progressivo allontanamento del soggetto dalla comunità umana e l'acquisizione di comportamenti che sempre di più ricordano quelli del progenitore selvatico, dando luogo sovente a incroci con i lupi.
Questi cani hanno comportamenti predatori verso il selvatico e verso le pecore, ma tendono a sfuggire accuratamente l'interazione con l'uomo. Un altro aspetto da non equiparare è il rischio di morsicatura a opera dell'animale di proprietà da quello del cane randagio. Nel caso del cane di proprietà è indispensabile agire con azioni di profilassi comportamentale, soprattutto in età evolutiva, attraverso interventi come le puppy class che favoriscono la socializzazione.
Nel secondo caso occorre intervenire come ho detto per sottrarre i cani dal territorio perché purtroppo il tipo di vita che giocoforza sono costretti a condurre determina gli esiti comportamentali che conosciamo».

Fenomeno dei cani randagi: possibili soluzioni


LE POSSIBILI SOLUZIONI
Il problema del randagismo, dei canili e più in generale di tutti quei
fenomeni che possiamo ricondurre a cadute della gestione continua e responsabile del cane, come l'abbandono o il degrado, non è una novità di questi giorni e rappresenta uno dei nodi più importanti del nostro rapporto con gli animali, il fulcro da cui si misura la percezione nell'immaginario collettivo della sua presenza.
«Mi meraviglia il fatto che in genere la cinofilia dedichi a questo tema poca attenzione - continua Roberto Marchesini - affrontandolo con negligenza quando non è sotto i riflettori e lasciando la scena a opinionisti poco preparati allorché si presenti un'emergenza. In realtà, ci troviamo di fronte a una questione che inevitabilmente si riflette su tutti perché una caduta di valorizzazione del cane o un incremento di cinotolleranza colpisce anche la signora col barboncino o l'operatore che con il proprio cane fa attività dagli alti contenuti sociali. Insomma, questo problema non resta confinato e dilaga su tutti i cani, pertanto è indispensabile affrontarlo con tempestività e professionalità se si vuole
promuovere una cultura cinofila. C'è una differenza sostanziale tra la situazione del Nord, caratterizzata soprattutto da rinunce di proprietà effettuate presso i canili e sporadici abbandoni con temporanei casi di "cani vaganti" immediatamente accalappiati e portati in canile, e la situazione del Sud dove ci troviamo di fronte a un "randagismo strutturale", ossia a cani che permanentemente stazionano liberi sul territorio urbano o periurbano, organizzandosi in comunità o in veri e propri branchi. Nel Nord l'emergenza è la corretta gestione dei canili perché una politica di semplice accoglienza e di mantenimento, quale si rinviene nel concetto di "rifugio", porta inevitabilmente queste strutture al collasso. Se le strutture non accrescono la loro capacità in termini di box in breve termine divengono sovraffollate e si trasformano in veri e propri lager, se viceversa aumentano i moduli dei box in breve si trovano a trend di crescita del 20% annuo, cosa che terrorizza tanto gli amministratori quanto chiunque abbia in mente l'interesse dei cani.
Per questo da anni ho proposto la trasformazione del canile in "parco canile" ovvero in una struttura che abbia al centro del proprio mandato il servizio adottivo, attraverso la preparazione dei cani all'adozione e la facilitazione adottiva lungo tutta la filiera del servizio, dall'orientamento dell'aspirante adottante al sostegno postadottivo».
I cani dei canili, secondo l'esperto, vanno infatti preparati all'adozione, vanno cioè seguiti nella gestione ordinaria e sottoposti a un percorso di training specifico. Non dobbiamo dimenticare che l'abbandono è comunque un grave trauma per il cane. Se il cane è stato abbandonato, si devono presumere problemi di rapporto con il proprietario e in un canile lo stress è tale che comunque si verifica un peggioramento delle capacità adattative del cane. «Declamare l'importanza dell'adozione e del turn over senza implementare una nuova politica di gestione del canile a partire dalla professionalità degli operatori presenti nelle strutture e dei servizi a cui il gestore è tenuto a dare risposta per capitolato, è solo un'operazione
di facciata - precisa Marchesini -l'adozione è il vero servizio che deve dare un canile, ma per assolvere questo compito è necessario intervenire sul modo complessivo di gestirlo, non ultima la comunicazione che deve puntare sulla valorizzazione del cane e non sul pietismo. Se tutto il canile fosse orientato a favorire le adozioni, per esempio attraverso un finissaggio del cane sui segnali di gestione (seduto, terra, resta) e sul rilascio di un patentino di cane buon
cittadino, ecco che il cane del canile percepito come valore, troverebbe una facile ricollocazione in famiglia. Puntare sulla formazione degli operatori e dei volontari e su servizi di preparazione dei cani è l'unico modo per trasformare il canile da problema in opportunità e spendere bene le risorse.
La questione del randagismo nel Sud e in alcune aree del Centro Italia ha connotazioni diverse e per molti aspetti più problematiche, perché rappresenta un bacino ancor più oneroso rispetto al territorio e persino alla questione canile: non a caso in queste regioni arriviamo ad avere canili con 500-1.000 cani, inevitabilmente ingestibili. Il fenomeno dell'abbandono è più rilevante. Anche la caccia ha le sue colpe perché molto spesso vengono presi più cani per vedere quello «che funziona allo scopo», abbandonando poi gli altri al loro destino. Esistono anche situazioni di degrado, dove si trovano gruppi di cani usati per i più disparati motivi, dall'elemosina con i cuccioli alle scommesse nei combattimenti tra cani o, in certi casi, può diventare un modo per prendere una commessa dall'amministrazione.

Fenomeno dei cani randagi: che fare?


FACCIA A FACCIA: CHE FARE?
Quando si incontra un cane libero e sconosciuto, la cosa migliore è continuare a camminare con calma senza lasciar trasparire emozioni, senza guardarlo negli occhi, senza andare verso di lui [segnali che potrebbe percepire come minacciosi).
Questi segnali devono mettere in guardia: denti scoperti, ringhi, pelo irto.
Nel caso di attacco, cercare di coprirsi il viso con le braccia, rannicchiarsi su se stessi e cercare di non avere reazioni e non urlare. Per quanto difficile, potrebbe essere l'unico modo per far desistere il cane, non a caso diversi animali selvatici fingono di essere morti per salvarsi dai predatori.
Anche in caso di cane apparentemente innocuo, è sempre meglio non avvicinarsi e far intervenire gli esperti del canile, della ASL o dì una delle tante associazioni di tutela degli animali presenti in tutta Italia.
(opinione del veterinario)

Parliamo del fenomeno dei cani randagi


La proliferazione dei randagi incontrollati e le conseguenti ipotesi di abbattimento, rappresentano il fallimento della prevenzione nel campo della sanità pubblica - sostiene Carlo Scotti dell'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, responsabile del progetto Leavet - l'emergenza randagismo è un fenomeno cronico nel nostro Paese, tanto più nel Sud, sottovalutato da decenni e ancora affidato ad una legge della prima Repubblica, la 281, che ha palesato nel tempo tutti i suoi limiti attuativi, ritardi scientifici e sprechi economici. Nel frattempo la medicina veterinaria ha fatto passi da gigante sul fronte della prevenzione e della gestione degli animali senza proprietario, elaborando studi e programmi di intervento nei canili. Tutte conquiste ignorate.
E adesso, tocca assistere a tesi da "soluzione finale" per le incapacità di amministrazioni e addetti ai lavori che non hanno mai coinvolto i medici veterinari nelle elaborazioni di piani di intervento, preferendo soluzioni "fai da te". Apprendiamo con interesse che il sottosegretario Martini intende portare avanti un piano nazionale e auspichiamo che faccia proprio il progetto Leavet, che la nostra Associazione ha presentato a Governo e Parlamento già nel 2006 e ha nuovamente illustrato al Sottosegretario Martini solo pochi giorni fa».
Il progetto mette le strutture veterinarie private, in sinergia con i Servizi Veterinari, a disposizione di
interventi di controllo e di prevenzione dell'aumento della popolazione canina perché il randagismo deve essere affrontato come un fenomeno a termine e non da perpetuare. «I fondi pubblici sprecati in anni di vacche grasse stanno finendo -conclude Scotti - il SSN ha visto tagliate dall'ultima Finanziaria le risorse destinate alla lotta al randagismo e alla prevenzione veterinaria. È ora di aggredire il problema, non c'è più tempo». L'Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente chiama in causa anche i prefetti.
«Sia chiaro che se in Italia si vuole seriamente affrontare la questione dei randagi oltre alle sterilizzazioni vanno costruiti almeno 500 nuovi canili pubblici su tutto il territorio nazionale che possano ospitare almeno altri 150.000 cani randagi - dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA - occorre un lavoro chiaro e semplice da realizzare sul territorio e chi meglio dei prefetti può intervenire in maniera completa? Non occorrono strumenti straordinari, la legge prevede la possibilità di nominare commissari prefettizi nei comuni dove non si riesce ad attuare gli interventi previsti dalla legge ed in particolare al sud occorre che i prefetti siano chiamati a vigilare
sugli interventi sia per le campagne di sterilizzazione, sia per il controllo dei singoli canili privati che a nostro avviso andrebbero sostituiti con almeno cinquecento nuovi canili pubblici».
Ecco in sintesi le proposte AIDAA: la mappatura provinciale dei comuni inadempienti a cura delle prefetture e un censimento dei cani randagi liberi, potere ai Prefetti di controllo e verifica, sanzioni penali e amministrative per i comuni inadempienti, realizzazione di nuovi canili e divieto di tenere un cane per almeno 10 anni per coloro riconosciuti colpevoli di abbandono. «Per quanto attiene la realizzazione dei canili - conclude Croce - i soldi potrebbero essere trovati attraverso una tassa di solidarietà una tantum da attingere alla fonte sulle scommesse degli sport che vedono la presenza di animali ed obbligando i comuni a vincolare a bilancio gli introiti delle multe contro le deiezioni dei cani che, se comminate in maniera seria e continuativa, porterebbero ad un incasso medio di oltre 40 milioni di euro l'anno, sufficienti, ad esempio, per soddisfare completamente la campagna di sterilizzazione e di realizzazione di almeno un terzo dei canili in tre anni».

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