Gestualità del cane:
abbiamo chiarito che, di partenza, Uomo e Cane hanno un linguaggio totalmente diverso.
Le modalità comunicative umane contengono molti filtri, sovrastrutture e moralismi, inutile negarlo. Spesso consideriamo i comportamenti del nostro cane, in virtù del nostro Essere Umani, DISDICEVOLI. E' proprio in quel momento
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"Ciao Sonia,
ti scrivo perché qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post di segnalazione per blog e siti che ci sembrano meritevoli e abbiamo incluso "Blog sul cane e i cuccioli..."
Giuseppe Pastore, redazione di Pet Magazine
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martedì
Parte 3:Tenacia e pazienza per il recupero di un cane aggressivo
Abbiamo finora sciolto la consistente differenza di significato della cosiddetta AGGRESSIVITA' del cane. Riassumendo, diremmo che per gli Umani, un cane aggressivo è un cane ribelle e dominatore, intrattabile e molto testardo. Ingestibile e poco incline alla vita sociale umana. Per il Cane, la reazione forte
Parte 2: Non a tutti piacciono i cani: come educare il Peloso alla convivenza con TUTTI gli Umani-AGGRESSIVITA'
Torniamo ad uno dei due punti fondamentali per una buona convivenza col cane:
IL LEADER SIETE VOI.
Insisto sul fatto che questa regola di questo gioco deve essere PERFETTAMENTE COMPRESA DAL VOSTRO PELOSO.O LA CONVIVENZA SARA' IMPOSSIBILE.
IL LEADER SIETE VOI.
Insisto sul fatto che questa regola di questo gioco deve essere PERFETTAMENTE COMPRESA DAL VOSTRO PELOSO.O LA CONVIVENZA SARA' IMPOSSIBILE.
sabato
Il rapporto Cane- Bambino: come evitare di correre rischi inutili
I cani si sentono particolarmente attratti dai bebé perché questi sono ancor più interessanti, hanno odori migliori e necessitano di una maggiore protezione rispetto ai bambini più grandi. La prima reazione sarà quella di annusare il piccolo, il che risulterà ottimo per entrambi, ma fate attenzione che il cane non lecchi perché il bimbo potrebbe prendersi uno spavento. Alcuni si preoccupano anche della possibilità di trasmissione di germi attraverso la bocca del cane, ma questo non rappresenta un problema a condizione che il cane sia pulito, vaccinato contro i germi e indenne da parassiti.
I cani possono ingelosirsi praticamente di qualunque membro della famiglia, ma ciò è più probabile che accada nei confronti dei piccoli dal momento che di solito in famiglia ci si preoccupa fortemente del loro benessere e si tende a prestare minore attenzione al cane.Tutti i cani fanno i cosiddetti giochi di gelosia perché reagiscono seguendo quelle che sono regole sociali del branco, di comportamento dominante o di sottomissione. Quei cani che si intromettono ad ogni effusione di affetto si sentono semplicemente minacciati. Vedono che altri stanno ottenendo attenzioni e riconoscimenti e si associano per timore di essere lasciati da parte. Ciò che li fa apparire così gelosi non è altro che il loro naturale desiderio di conservazione del proprio ruolo.
Non trascurate il cane per il bambino, e questo non isolatelo dal cane. Se il cane vede che il piccolo viene tenuto separato dal resto del branco, potrebbe farsi l'idea che non ne faccia parte e potrebbe cercare di allontanarlo ringhiando e mordendo.Se il cane viene anche solo ignorato o sgridato in presenza del bambino, si sentirà escluso dal branco, per colpa del bambino, e cercherà di reinserirsi nel branco, il che potrebbe portare a notevoli problemi comportamentali.
In tutti i casi ricordate che i bambini, piccoli o grandi che siano, non dovrebbero mai essere lasciati soli col cane. Per quanto vi possiate fidare del cane, e del bambino, esiste pur sempre la possibilità che l'uno reagisca in maniera esagerata a qualcosa che l'altro gli può aver fatto e cerchi di fargli del male. Un rapporto iniziato sotto i migliori auspici, può di colpo prendere una brutta piega e voi vi potete trovare a dover stabilire cosa è successo e di chi è la responsabilità e se il cane è sufficientemente equilibrato per continuare a tenervelo in casa. Di solito sono i cani a rimetterci, il che non è corretto dal momento che la colpa dovrebbe generalmente ricadere sui genitori che non sono stati capaci di seguire questa regola sui rapporti cane-bambino.

I cani possono ingelosirsi praticamente di qualunque membro della famiglia, ma ciò è più probabile che accada nei confronti dei piccoli dal momento che di solito in famiglia ci si preoccupa fortemente del loro benessere e si tende a prestare minore attenzione al cane.Tutti i cani fanno i cosiddetti giochi di gelosia perché reagiscono seguendo quelle che sono regole sociali del branco, di comportamento dominante o di sottomissione. Quei cani che si intromettono ad ogni effusione di affetto si sentono semplicemente minacciati. Vedono che altri stanno ottenendo attenzioni e riconoscimenti e si associano per timore di essere lasciati da parte. Ciò che li fa apparire così gelosi non è altro che il loro naturale desiderio di conservazione del proprio ruolo.
La forma più difficile di gelosia si può ritrovare nelle famiglie in cui il cane, entrato prima ancora del primo figlio, viene egli stesso considerato dai genitore come se fosse il primogenito. In casi simili fategli conoscere gli odori del bambino prima ancora che questo entri sulla scena: pannolini, talco, alimenti per neonati, culla. Cercate anche di introdurre delle variazioni nella sua routine.
Il cane avrà l'impressione di avere la situazione sotto controllo se la prima volta che gli viene fatto conoscere, il bambino starà dormendo. Una volta abituatosi alla sua vista e al suo odore, saprà meglio reagire ai suoi suoni e ai suoi movimenti. Rinforzate a questo punto un comportamento positivo.Non trascurate il cane per il bambino, e questo non isolatelo dal cane. Se il cane vede che il piccolo viene tenuto separato dal resto del branco, potrebbe farsi l'idea che non ne faccia parte e potrebbe cercare di allontanarlo ringhiando e mordendo.Se il cane viene anche solo ignorato o sgridato in presenza del bambino, si sentirà escluso dal branco, per colpa del bambino, e cercherà di reinserirsi nel branco, il che potrebbe portare a notevoli problemi comportamentali.
In tutti i casi ricordate che i bambini, piccoli o grandi che siano, non dovrebbero mai essere lasciati soli col cane. Per quanto vi possiate fidare del cane, e del bambino, esiste pur sempre la possibilità che l'uno reagisca in maniera esagerata a qualcosa che l'altro gli può aver fatto e cerchi di fargli del male. Un rapporto iniziato sotto i migliori auspici, può di colpo prendere una brutta piega e voi vi potete trovare a dover stabilire cosa è successo e di chi è la responsabilità e se il cane è sufficientemente equilibrato per continuare a tenervelo in casa. Di solito sono i cani a rimetterci, il che non è corretto dal momento che la colpa dovrebbe generalmente ricadere sui genitori che non sono stati capaci di seguire questa regola sui rapporti cane-bambino.

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giovedì
Avete comunicato al cane ...che siete voi il Leader?
Nel momento in cui un cane entra a far parte della vostra famiglia, voi vi prendete cura di lui e fate fronte a tutte le sue esigenze. Gli procurate cibo e alloggio, lo proteggete dai guai, vi accertate del suo stato di salute, giocate con lui, e magari gli procurate anche la compagna e poi vi prendete cura della loro cucciolata.
Se è fortunato, sarete voi a decidere (fino a un certo punto) cosa deve fare e quando deve farlo, e verrete considerati il cane leader. Da voi riceverà affetto, e lui in cambio sarà affettuoso e leale, e la vostra sarà una relazione solida.
Quando vi portate in casa un cane, date per scontato che ne sarete responsabili. Se però questo non glielo fate capire, con un linguaggio che lui possa comprendere, penserà di poter essere lui il leader. Dovete ricorrere ad una disciplina ferrea nell'addestrare il vostro cane, senza tuttavia ricorrere mai a dure punizioni fisiche che potrebbero dare il risultato esattamente opposto; infatti i lupi leader non fanno mai del male ai loro sottomessi.
Se il vostro cane vi prende il sopravvento, ringhia ad ogni vostro tentativo di comando o addirittura vi morde, non vorrà necessariamente dire che sia cattivo o che non vi voglia bene. Dipenderà dal fatto che è un animale da branco con istinti da branco. Ma se il ruolo di leader cadrà su di lui anziché su di voi, sarà un un bel problema.
Se voi non assumete il ruolo di cane leader, non è detto che il vostro non sia un cane felice, almeno nei primi tempi.
Sarete voi a non essere felici, e di conseguenza la vita sarà più dura anche per lui.
Se il comando lo assumete voi, verrà fuori il suo istinto all'obbedienza e avrete la sua più completa attenzione quando lo addestrerete a diventare un membro della vostra casa.
Per un cane non è spiacevole stare un gradino sotto il leader. Una volta che si rende conto di essere il numero 2 o 3, o anche più sotto, adeguerà di conseguenza il suo comportamento e ne sarà felice.
Abbiamo mal interpretato i segnali che ci provenivano da tanti cani di famiglia prima di comprendere fino in fondo questa regola. Come capita alla maggior parte degli amanti degli animali, avevamo dato per scontato che il modo per dimostrare il nostro amore consistesse nel lasciargli fare tutto quello che volevano (nei limiti del ragionevole). Basta uno sguardo in quegli occhioni da cucciolone, e la maggior parte degli umani si scioglie più di quanto non ci si arrenda al migliore amico. Come individui dotati di diritti e di libertà, siamo portati a provare compassione per ogni creatura che si trova nella condizione di essere dominata.
Ma l'esperienza non è venuta meno alla ricerca, e noi abbiamo imparato che i cani stanno meglio quando sanno esattamente quale è il loro posto. Se sono arrivati ad accettarvi come leader, accetteranno di buon grado le decisioni che voi prenderete per loro e gradiranno l'ordine che voi portate nella loro vita. In effetti, gran parte della vita di branco è dedicata al rafforzamento della particolare posizione che ciascun animale occupa all'interno del branco, anche nel caso in cui questa sia modesta.

Se è fortunato, sarete voi a decidere (fino a un certo punto) cosa deve fare e quando deve farlo, e verrete considerati il cane leader. Da voi riceverà affetto, e lui in cambio sarà affettuoso e leale, e la vostra sarà una relazione solida.
Quando vi portate in casa un cane, date per scontato che ne sarete responsabili. Se però questo non glielo fate capire, con un linguaggio che lui possa comprendere, penserà di poter essere lui il leader. Dovete ricorrere ad una disciplina ferrea nell'addestrare il vostro cane, senza tuttavia ricorrere mai a dure punizioni fisiche che potrebbero dare il risultato esattamente opposto; infatti i lupi leader non fanno mai del male ai loro sottomessi.
Se il vostro cane vi prende il sopravvento, ringhia ad ogni vostro tentativo di comando o addirittura vi morde, non vorrà necessariamente dire che sia cattivo o che non vi voglia bene. Dipenderà dal fatto che è un animale da branco con istinti da branco. Ma se il ruolo di leader cadrà su di lui anziché su di voi, sarà un un bel problema.
Se voi non assumete il ruolo di cane leader, non è detto che il vostro non sia un cane felice, almeno nei primi tempi.
Sarete voi a non essere felici, e di conseguenza la vita sarà più dura anche per lui.
Se il comando lo assumete voi, verrà fuori il suo istinto all'obbedienza e avrete la sua più completa attenzione quando lo addestrerete a diventare un membro della vostra casa.
Per un cane non è spiacevole stare un gradino sotto il leader. Una volta che si rende conto di essere il numero 2 o 3, o anche più sotto, adeguerà di conseguenza il suo comportamento e ne sarà felice.
Abbiamo mal interpretato i segnali che ci provenivano da tanti cani di famiglia prima di comprendere fino in fondo questa regola. Come capita alla maggior parte degli amanti degli animali, avevamo dato per scontato che il modo per dimostrare il nostro amore consistesse nel lasciargli fare tutto quello che volevano (nei limiti del ragionevole). Basta uno sguardo in quegli occhioni da cucciolone, e la maggior parte degli umani si scioglie più di quanto non ci si arrenda al migliore amico. Come individui dotati di diritti e di libertà, siamo portati a provare compassione per ogni creatura che si trova nella condizione di essere dominata.
Ma l'esperienza non è venuta meno alla ricerca, e noi abbiamo imparato che i cani stanno meglio quando sanno esattamente quale è il loro posto. Se sono arrivati ad accettarvi come leader, accetteranno di buon grado le decisioni che voi prenderete per loro e gradiranno l'ordine che voi portate nella loro vita. In effetti, gran parte della vita di branco è dedicata al rafforzamento della particolare posizione che ciascun animale occupa all'interno del branco, anche nel caso in cui questa sia modesta.

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martedì
Leggende sui cani aggressivi

««Un cane che ha già attaccato un uomo può essere pericoloso». Questa credenza ha un certo legame con la precedente e vi si ritrovano le tracce di antiche paure senza dubbio associate all'immagine del lupo e degli animali 'mangiatori di uomini'. Tale teoria presuppone che si confondano tutti i comportamenti aggressivi riconducendoli a una semplice attitudine predatoria. È estremamente raro che un cane morda un essere umano per nutrirsi, e gli esemplari che inseguono l'uomo come preda, se esistono, rappresentano soltanto un'eccezione. Nella maggior parte dei casi, infatti, il morso è in relazione ai rapporti di forza, alla paura, alle provocazioni o alla violazione del territorio (rinforzata dall'educazione), e il contatto con il sangue degli avversari non è affatto responsabile di un'eventuale recidiva né giustifica la soppressione dell'animale.

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lunedì
Aggressività: cosa fare?educarli da cuccioli....

"Il morso è un sintomo e il suo manifestarsi è segno dell'esistenza di una 'malattia comportamentale' spesso causata da un errato rapporto cane-padrone e da carenze di socializzazione. Si può ricorrere all'aiuto di 'esperti comportamentisti', di veterinari, o più semplicemente di allevatori che conoscono a fondo la razza canina alla quale appartiene il cane, al fine di determinare il tipo di comportamento del cane, rilevarne le cause e cercare di ricondizionare il soggetto. Comunque, quali che siano la razza, il sesso o l'impiego futuro del cane, è opportuno ricordare che è assolutamente sbagliato permettere che un cucciolo morda, ed è necessario vigilare e impostare l'educazione del cane fin dai primi mesi di età."

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Diversi tipi di comportamento aggressivo

Aggressione predatrice: corrisponde a manovre comportamentali per la cattura e l'uccisione della preda.
Aggressione tra maschi: comportamento aggressivo che si manifesta tra due maschi che cercano di imporsi come cani dominanti.
Aggressione tra femmine: comportamento analogo al precedente, ma tra soggetti femmine. Aggressione per irritazione: viene scatenata da dolore, irritazione, costrizione.
Aggressione per paura: chiamata anche 'reazione critica', si manifesta quando l'animale si trova nell'incapacità di adottare un comportamento che, normalmente, dovrebbe risolvere la situazione nella quale si trova; si tratta di un comportamento aggressivo accompagnato dall'emissione di tutte le escrezioni (urina, feci, contenuto delle ghiandole anali, saliva).
Aggressione territoriale e materna: si tratta di due comportamenti molto simili perché il loro comando neuroendocrino e il loro scatenamento sono comuni.
Il cane mordace: perchè?

Nel passato i morsi del cane venivano interpretati come manifestazioni di rabbia (stato d'animo]; oggi tali atteggiamenti sono interpretati come la rottura di una relazione che dovrebbe essere affettiva e basata sulla fiducia. E mentre in passato si guardava solo l'aspetto nocivo di questo atteggiamento, oggi si giudica il morso del cane in rapporto al tipo di legame che intercorre tra il cane stesso e il proprietario.
Perché morde?
PER GIOCO...
Certi morsi sono dovuti non a un comportamento aggressivo del cane, ma a una situazione di gioco nella quale si rende evidente il mancato apprendimento delle regole sociali. Infatti, verso l'età di cinque settimane, il cucciolo impara a moderare l'intensità dei morsi che dà ai suoi fratelli e alle sue sorelle durante le attività ludiche. Quando il cucciolo entra a far parte di una famiglia e non ha vissuto abbastanza con i propri simili, è necessario inculcargli l'inibizione a mordere. Numerosi proprietari trovano divertente e normale che un cucciolo mordicchi e lo lasciano fare, anzi, spesso lo incoraggiano in tal senso. Anche cresciuto questo cane continuerà a giocare mordicchiando, ma senza aver imparato a controllare l'intensità del morso.
...O PER AGGRESSIVITÀ
Nella grande maggioranza dei casi il morso è una manifestazione comportamentale dell'aggressività. Esistono diversi tipi di comportamenti aggressivi, che corrispondono a diversi modi di controllo neuroendocrino e a funzioni diverse. Tutti questi comportamenti aggressivi, a eccezione dell'aggressione per paura, si svolgono in tre fasi: l'intimidazione, che comprende posture e vocalizzi; il morso; l'acquietamento, nel corso del quale il cane vincitore pone una delle zampe anteriori sul collo del vinto, mentre quest'ultimo si strofina contro il petto del vincitore. A seconda che la successione delle fasi della sequenza di aggressione sia completa o meno, i cani mordaci vengono classificati in tre gruppi: gli iperaggressivi primari, gli aggressivi reattivi e gli iperaggressivi secondari. Gli iperaggressivi primari mordono direttamente, senza alcun preavviso, e non si acquietano. Si tratta, in genere, di cani affetti sia dai postumi di una patologia cerebrale, sia da squilibri endocrini, sia da instabilità congenita. Gli aggressivi reattivi sono cani nei quali la sequenza di aggressione è completa. Il cane morde perché le informazioni che gli giungono dall'ambiente scatenano di regola comportamenti aggressivi. Non sono pertanto in causa le reazioni dell'animale, ma le informazioni dell'ambiente. Gli iperaggressivi secondari sono quei cani che, dopo essere stati aggressivi reattivi, hanno progressivamente appreso che il morso può produrre modificazioni positive dell'ambiente. Nella sequenza di aggressione rimane soltanto il morso. Il processo che porta alla comparsa dell'iperaggressività secondaria è chiamato 'processo di strumentalizzazione', tanto che l'iperaggressività secondaria è anche denominata 'aggressione strumentale'.
Il bambino e il cane: vediamo perchè a volte succede l'irreparabile

Quanti genitori hanno pensato bene di affiancare un cane ai loro figli?Tanti, credo. Sembra un accostamento quasi naturale, vista la canina capacità protettiva nei riguardi delle persone di famiglia. Eppure a volte succede l'inenarrabile. Episodi cruenti di cani che attaccano i bambini, con conseguenze devastanti. Ci si chiede perchè. Ci chiediamo perchè, ma soltanto perchè sappiamo poco o niente di come ragiona o reagisce istintivamente il nostro amato 4 zampe, quando si sente in pericolo. Noi ragioniamo da umani. Che pericolo rappresenterebbe un bambino? per un cane poi....Con troppa sufficienza pensiamo questo.
Ecco perchè.
"Tra le possibili conseguenze di un incidente tra un cane e un bambino c'è il rischio di comprometterne definitivamente il rapporto anche successivamente.
La prima infanzia
Al momento del suo ingresso nella famiglia, il bebé non viene considerato dal cane come appartenente al gruppo. Per l'animale la presenza del bambino è essenzialmente vissuta in rapporto al fatto che le attività della famiglia sono incentrate sul nuovo venuto. È compito dei genitori integrare rapidamente o preparare l'integrazione del bambino nel gruppo (dal punto di vista del cane, beninteso) facendo partecipe l'animale delle cure che vengono rivolte al bebé.
La relazione affettiva diventerà progressivamente più profonda quando il bambino comincerà a esplorare l'ambiente che lo circonda e a comunicare le sue emozioni.
Durante questo periodo si stabiliscono i primi contatti fisici ed è allora competenza dei genitori badare che non succedano incidenti. Quando il bambino comincia ad avere un po' di autonomia camminando a quattro zampe, toccando tutto con movimenti strani e incontrollati, può sorprendere il cane provocando reazioni insite nel suo carattere, che potrebbero arrivare anche all'aggressione.
I genitori coscienti dell'indole del cane devono prevedere le sue reazioni, prevenendo e insegnando al bambino come si deve comportare.
La socializzazione tra i cuccioli
È appunto in situazioni del genere che la buona socializzazione e la 'partecipazione' precoce del cane alle attività del gruppo concernenti il lattante intervengono per prevenire ogni pericolo. Per un cane ben equilibrato, infatti, il bebé e poi il bambino piccolo, come un tempo i cuccioli, sono degli inibitori dell'aggressività.
Così si vedono dei cani, pure difficili con gli adulti, sopportare senza ribellarsi tutti i dispetti di un bambino; questo è il risultato normale di una socializzazione ben condotta e di un rapporto ben costruito. Questo nuovo 'cucciolo' ha certo dei gesti maldestri e le sue manifestazioni vocali sono talora rumorose e sconcertanti, ma, se il cane ha familiarizzato con lui e si sono stabiliti dei rituali in grado di consentire una comunicazione efficace, si creerà rapidamente un legame affettivo molto forte. Le mimiche e le posture del lattante, e in seguito del piccolo, verranno interpretate dal cane come lo saranno i vocalizzi molto espressivi che accompagnano certe emozioni.
Questa comunicazione priva di ogni ambiguità diverrà rapidamente più efficace di quella che esiste tra il cane e gli adulti, i quali incontrano notevoli difficoltà nel far passare le loro reazioni affettive attraverso canali non verbali, poiché la loro educazione li ha portati a privilegiare la comunicazione verbale, impraticabile per il cane.

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sabato
American Staffordshire Terrier e Pit Bull: c'è differenza?LA QUESTIONE MORALE

Eccoci arrivati alla questione morale.
Delle tre, è questa la ragione che più differenzia American Staffordshire Terrier e Pit Bull: vediamola. Giovanni Paolo II, in un incontro dove si discuteva della differenza esistente tra Scienza e Tecnica, ha detto: "Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell'era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell'uomo". In questa bellissima riflessione sta il nocciolo della differenza morale tra American Staffordshire Terrier e Pit Bull. Proviamo ancora ad analizzare i fatti. Nei primi decenni del XX secolo, in America, un gruppo di persone volle conservare le caratteristiche psicofisiche dei Bull and Terrier inglesi, ma "sentì" nel suo cuore che i combattimenti tra animali erano barbare atrocità. Nacque così, nel 1936, l'Ameri-can Staffordshire Terrier. Questa razza, anche se per alcuni anni dalla sua formazione qualche volta fu ancora immischiata e confusa con i Pit Bull, venne fin dall'inizio selezionata per le esposizioni, per utilità, e per la normale vita in famiglia. I Pit Bull no. Essi furono purtroppo, e loro malgrado, ancora gettati nelle arene di combattimento per divertire ed arricchire un manipolo di esaltati. Questa situazione non fu circoscritta solo ai primi anni del XX secolo, ma continuò, come visto, per decenni con regole, norme, codici d'onore, omertà, sotterfugi e falsità; questo poiché, Stato dopo Stato, le leggi proibirono i combattimenti in tutta l'America, fino alla loro totale interdizione nella seconda metà del Novecento. Veniamo ora al Pit Bull di oggi e alle ragioni morali che ne sconsigliano, assieme a quelle storiche e genetiche, qualsiasi riconoscimento ufficiale come razza. E' corretto dire che i veri Pit Bull sono raramente aggressivi nei confronti dell'uomo se non addestraci ad esserlo (i cani di forte temperamento possono essere facilmente addestrati ad aggredire), tanto meno' verso i deboli o i bambini, ma è altrettanto vero che tutti i Pit Bull provengono da linee di sangue di cani che fino a pochi anni or sono combattevano o da incroci scriteriati. Solo da poco tempo vi sono persone serie e civili che selezionano nel tentativo di recuperare omogeneità e carattere. Però il Pit Bull è il Pit Bull: un cane da combattimento, spesso ingovernabile da chi non è preparato, ma è quello che è per colpa dell'uomo. Attorno al mondo del Pit Bull, s'agitano ancora i fantasmi dei tanti cani morti nei combattimenti perché i loro stupidi proprietari non li hanno ritirati in tempo per salvarli. Ugualmente gridano vendetta quelli feriti, che hanno dovuto sopportare lunghe e dolorose convalescenze. Tutto per consentire ai delinquenti che li hanno fatti combattere di divertirsi e d'incassare belle somme di denaro. Anche coloro i quali si affannano a cercare di dimostrare che le cose non stanno così, non riescono poi a sfuggire alla verità dei fatti. Fatti dei quali sono prova i numerosi e continui ritrovamenti di locali dove sono tenuti in condizioni terribili i cani che la malavita utilizza nei combattimenti e che sono per lo più Pit Bull.
Oggi poi, a seguito degli ultimi tragici avvenimenti, in alcune regioni italiane molti Pit Bull vengono abbandonati per strada, e rappresentano per uomini ed animali un gravissimo pericolo. Ce chi ha paragonato l'inciviltà dei combattimenti tra animali alla boxe: è di nuovo una sciocchezza, perché chi combatte su di un ring di solito lo fa di sua spontanea volontà, e spesso guadagna bene: ai cani nessuno chiede nulla e a guadagnare non sono certo loro. Vi sono state numerose esposizioni organizzate da privati cittadini o associazioni non riconosciute dalla Cinofilia Ufficiale, che hanno coinvolto e radunato i Pit Bull. Assieme ad essi, a volte, sono state accolte dagli organizzatori anche altre razze di cani. Le cose sono state sempre presentate come qualcosa di positivo e costruttivo per gli animali, sono stati invitati ospiti e giudici (naturalmente non Giudici riconosciuti dalla FCI) da tutto il mondo, molte brave persone vi hanno tranquillamente partecipato, e tutti si sono sempre affannati a prendere le ditanze dai combattimenti. Ebbene, ad una di queste manifestazioni che si doveva tenere in una località toscana nel mese di maggio del 1997 - quando già era in atto da tempo una campagna per riscattare l'immagine dei Pit Bull - è stato invitato dagli organizzatori come relatore di una conferenza un noto appassionato americano di Pit Bull, che ha scritto diversi libri sull'argomento. Per non annoiare il lettore, e per brevità, riporterò solo alcune frasi da uno fra i diversi libri di questo "illustre ospite". Tutti gli altri sono dello stesso tenore. Lo scrittore, inizia una sua opera degli anni '80 con questa frase: "Attraverso la lettura di questo libro capirete che i miei sentimenti per i cani da combattimento sono differenti da quelli che vi hanno fatto credere i mass-media. A me non piacciono i mass-media, io non sono contro il combattimento dei cani, a me piace l'incontro e mi piace anche la gran parte dei pit dog men (uomini coinvolti nei combattimenti -ndr-) che ho veduto". Il libro prosegue con una serie di considerazioni dell'autore, con delle fotografie, alcune delle quali riportano fasi di combattimenti tra cani, e con degli stralci di articoli che questo personaggio ha scritto sul "Pit Bull Gazette" che è l'organo ufficiale dell'associazione americana denominata ADBA. Il tutto risale solo al 1981 -1982, e in questi articoli sono descritti, talvolta con narrazioni raccapriccianti, gli esiti di qualche combattimento. Un esempio di cosa pubblicava l'organo dell'ADBA "Pit Bull Gazette", è questo stralcio da un articolo apparso sul numero di maggio 1981: "Un buon modello della razza è il mio nuovissimo cane 'eh Peter Bult'. Per quanti non lo conoscono, lasciatemi dire che è un campione nei combattimenti ed è stato cinque volte vincitore". Torniamo all'autore invitato in Italia e del quale gli organizzatori dell'evento hanno sottolineato che si trattava di "Un appuntamento da non perdere per gli appassionati di APBT". L'enfasi posta nei suoi libri sui Pit Bull, le lotte e le loro conseguenze ("nessun cane che è finirò sotto Spike ha più vissuto"), rende questo scrittore un apologeta dei combattimenti e quindi di reato. Basti come ultima citazione questa che si trova sempre all'inizio dello stesso libro: riferendosi come soggetto sottointeso ai Pit Bull dice che "lasciarli combattere è crudele quanto lasciar volare un uccellino.". Eccola la questione morale. Ecco perché il Pit Bull è diverso dall'American Staffordshire Terrier, ed ecco perché non può essere riconosciuto dalla Cinofilia Ufficiale. La Federazione Crenologica Internazionale, come qualsiasi altra cosa nata dall'azione dell'uomo, ha certamente qualche pecca, ma ha sicuramente anche un codice etico e morale che le impedisce d'immischiarsi con roba simile; per questo ha decisamente preso le distanze dal mondo del Pit Bull. Ecco uno stralcio da una segnalazione pubblicata nel gennaio del 1995 su " I Nostri Cani": Rivista Ufficiale dell'EN-CI ( Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), che è l'unica Organizzazione cinofila italiana riconosciuta dalla FCI. Il Pit Bull Terrier (PBT) è una varietà di origine americana, non rientra nell'elenco ufficiale delle razze riconosciute dalla FCI, pertanto non sottostà né a diritti né a doveri, ossia, nel sistema ufficiale di cui la FCI e interprete e sovrana in ambito mondiale, il Pit Bull Terrier non esiste. Esso, è inserito nell'elenco delle razze bandite a cui è vietato, oltre che il riconoscimento l'ingresso in molti Paesi europei". Più chiaro di così non si può. Anche se vi sono molti onesti appassionati di Pit Bull ed allevatori che operano con fini legittimi, ed anche se i cani immischiati in brutte faccende non c'entrano nulla con il malanimo delle persone che li hanno coinvolti, non si possono non fare alcune considerazioni. La prima è che storicamente il Pit Bull è stato fino a pochi anni fa (e talvolta anche adesso), perpetuato per combattere: l'American Staffordshire Terrier no. La seconda è che geneticamente i tipi di cani che hanno contribuito alla sua continuazione in America, non sono per nulla omogenei: gli Am Staff si. La terza è che moralmente il Pit Bull, suo malgrado, è ancorun retaggio passato che oggi come oggi è vicino solo alle situazioni illegali: l'Am Staff no. Piaccia o no, il futuro delle razze canine starà nella loro socialità, ossia nella possibilità di vivere senza problemi in un contesto umano. Non scordiamo che una gran parte dei combattimenti clandestini è organizzata e gestita dalla malavita: la stessa che "investe" i proventi delle attività illecite in traffico di droga, di uomini, di armi, prostituzione, usura, taglieggi e via dicendo. Bisogna stare molto attenti a presentare il Pit Bull solo come una vittima innocente ed innocua, poiché vittima lo è di sicuro, ma la sua eredità storica, genetica e morale non permette di poterlo considerare come un qualsiasi cagnolino, ed i fatti tragici che spesso accadono (uno è molto recente), provano la verità di questa affermazione. La conclusione è che chi vuole un cane discendente dai Bull and Terrier inglesi sbarcati in America, storicamente documentabile, geneticamente fissato nel fenotipo e nel carattere, e moralmente lontano da un ambiente che talvolta non si è ancora saputo separare dal criminale giro dei combattimenti e dalla malavita, ha solo la possibilità di scegliere un American Staffordshire Terrier. Ecco perché Am Staff e Pit Bull non sono la stessa cosa, ed ecco perché la Federazione Cinolo-gica Internazionale ha giustamente riconosciuto l'American Staffordshire Terrier e non il Pit Bull.
venerdì
American Staffordshire Terrier e Pit Bull: c'è differenza?LA QUESTIONE MORALELe ragioni genetiche


L'American Staffordshire Terrier E' l'American Staffshire Terrier. Esiste uno standard: esistono ben codificate misure, taglia, caratteristiche, tinte del mantello, pigmenti, attitudini, colore degli occhi e del naso, carattere ed elenco dei difetti. Per il Pit Bull non è così. Bisogna in primo luogo segnalare che è ormai consuetudine, per semplificare le cose, considerare il Pit Bull "UKG" e ciucilo "ADBA". Da dove deriva questa situa/ione e quali ne sono le conseguenze? I Pitbull erano detti comunemente tutti i cani usati nei combattimenti. A chi li allevava importavano solo le caratteristiche che li rendevano adatti a questo scopo. Questi erano i veri Pitbull. Alcuni di essi pesavano 29 libbre (circa L3 chili), altri 75 (circa 36 chili); ve ne erano di alti e di bassi, qualcuno aveva struttura simile a quella di un levriere, e c'era chi somigliava ad un cane da caccia, chi ad un molosso, chi ad un lupoide. L'unica cosa che interessava agli allevatori era la capacità di battersi e vincere. A riprova di quanto affermato, perfino ehi si è interessato di Pit Bull per oltre cinquantanni ha scritto verso la fine degli anni '80 in uno dei suoi libri queste esatte parole: "Quando qualche estraneo alla razza dà il primo sguardo alla famiglia del Pit Bull Terrier americano, potrebbe non rimanere colpito. Questi cani, dopo tutto, mancano di uniformità di razza; alcuni hanno la testa larga,altri l'hanno molto stretta, altri ancora sono piccoli o grandi da assomigliare quasi a dei cani da caccia dal pelo liscio". Come già detto, non importavano altezze, pesi, colori, strutture. Il Pit Bull doveva solo vincere, ed i cani si battevano contro soggetti circa del loro stesso peso: il bello non interessava. Su questo argomento ci aiutano le foto giunte fino a noi. Da tale situazione è derivato che, mentre gli American Staffordshire Terrier sono stati selezionati fin dall'inizio per caratteristiche morfologiche e temperamentali in base ad un preciso standard, e fin dall'inizio hanno mostrato notevole omogeneità, i Pit Bull fino ad alcuni anni fa, e talvolta anione oggi, lo sono stati solo per le capacità in combattimento. Credo nessuno possa contestare che circa settanta anni di selezione, sia pure con qualche breve periodo di interferenza al quale abbiamo accennato parlando della storia, hanno eertamente influito sia sull'aspetto morfologico sia su quello caratteriale. Così, negli American ' Staffordshire Terrier, generazione dopo generazione, si è agito sui discendenti dei primi Bull and Terrier perfezionandone ed uniformandone l'aspetto, e riducendone l'aggressività smodata. Il risultato è la splendida razza che oggi abbiamo, che è allevata generalmente da persone moralmente affidabili, e che per le sue qualità ha ottenuto nel 1985 il riconoscimento della Cinofilia Ufficiale. I veri Pit Bull, a qualsiasi organizzazione essi fossero iscritti, furono invece_allevati fino a.poco fa quasj esclusivamente per i combattimenti tra cani o per attivitàcruente. Può essere - ma non vi sono notizie a riguardo: solo imprecise insinuazioni - che, come dice qualcuno, anche qualche Am Staff sia stato talvolta utilizzato in un lontano passato per combattere: d'altra parte l'uomo è quello che è. Si tratta però di eccezioni che confermano la regola; e la regola è che gli American Staffordshire Terrier sono sempre stati selezionati per le esposizioni, e questo è confermato anche dalle affermazioni giunte fino a noi e fatte nei loro libri da vecchi personaggi appassionati di combattimenti tra cani. I Pit_ Bull, sono invece stati allevati fino a qualche ànno fa (e dai criminali delinquenti, ancora oggi) prevalentemente per combattere, quindi senza badare all'aspetto lisTco se nonper ricercare le caratteristiche che per-mettessero di sconfiggere l'avversa-
rio. Crrivolessè una provarli questo, basta che legga i libri americani sul Pit Bull (i più attendibili) scritti fino alla fine degli anni '80 ufficialmente, e poi clandestinamente, dove sono riportati i nomi dei cani combattenti, la durata degli scontri ed il loro esito, con tanto di vincitori, sopravvissuti e I deceduti. Sull'American Staffordshire Terrier mai è stata seritta in tutti i testi dal 1936 ad oggi una sola riga eirca il loro eoinvolgi-mento in eombattimenti. Torniamo alla differenza tra il Pit Bull UKC e quello ADBA. La differenza sta nel fatto che l'UKC ha redatto negli anni '80 uno standard nel quale, anche se in modo molto sommario, sono state descritte delle caratteristiche. Lo stile del documento è simile a quello degli standard della F.C.I., solo molto più generico. Questo standard è stato poi rivisto il primo ottobre 2000 ma, pur perfezionato, continua a non comprendere misure, pesi, colori del mantello, del tartufo, degli occchi, ecc. Lo standard emanato dall'ADBA è invece elaborato in modo completamente diverso. Si tratta di uno scritto in prosa che contiene non solo una descrizione fisica, ma l'analisi discorsiva delle attitudini caratteriali e di struttura che un Pit Bull deve possedere per essere un buon combattente. Naturalmente viene precisato che, in osservanza alle leggi, i cani non devono combattere, ma devono ancora essere eostruiti in modo da poterlo fare. Diverse frasi fanno però trasparire l'insoddisfazione dell'estensore per queste leggi. Da qui deriva la differenziazione che si sta accentuando tra Pit Bull UKC e
Pit Bull ADBA: dalla diversa impostazione dello stile degli standard e dalla filosofia che ha guidato la mano di chi li ha redatti. Uno è più rivolto ad un cane che cerca di trovare un suo spazio nelle esposizioni o nelle competizioni sportive come ad esempio il traino di pesi o le prove di presa: ed è l'UKC; e l'altro è più indirizzato a mantenere le caratteristiche del cane combattente ed è quello dell'ADBA.
Non hisogna poi dimenticare che una parte delle persone che si occupa di Pit Bull è ancora legata ai combattimenti clandestini, e a volte alla malavita. Il problema per la gestione di un Pit Bull da parte di chi è impreparato o poco responsabile, è che se dovesse azzuffarsi con un altro cane-cosa più che probabile -, oltre a causare danni gravissimi al suo simile, potrebbe accidentalmente mordere qualche" persona poco esperta_che tenta di dividere i litiganti, con conseguenze certamente gravi. Per di più, a causa della loro fama, spesso i Pit Bull sono in mano ad incóscienti od ignoranti, e non è raro, in zone particolarmente degradate, vederne alcuni esemplari lasciati vacare liberi dal guinzaglio,con grave rischio per tutti. Capita che i Pit Bull vengano incrociati con altri cani aggressivi, e nascano così soggetti a volte molto pericolosi per l'uomo. Per questo al Pit Bull si sono interessati, oltre a persone oneste e corrette, anche i violenti o i frustrati che costituiscono il materiale in decomposizione dal quale si sviluppa la micro criminalità. Il pericolo è però la realtà genetica, e la realtà genetica ci dice che i Pit Bull non possono essere riconosciuti dalla Federazione Cinologica Internazionale perché provengono da una linea di selezione che - come abbiamo visto e come è espressamente riconosciuto perfino da ehi alleva la razza da anni - non ne permette la fissazione dei caratteri, tanto che esistono due scuole di pensiero sul Pit Bull: quella legata all'UKC e quella legata all'ADBA. Quale Pit Bull dovrebbe essere riconosciuto dalla F. G. I. se anche nelle esposizioni organizzate al di fuori da quelle riconosciute dalla Cinofilia Ufficiale si prevede una classe per quelli cosiddetti UKG e una per quelli cosiddetti ADBA? Quando il Pit Bull è appena appena un po' stabilizzato, la somiglianza con l'American Staffordshire Terrier è tale che non v'è motivo di aggiungere un'altra razza, che sarebbe solo un doppione per di più senza certezze genetiche per quanto concerne la fissità dei tratti morfologici e caratteriali.
Chi vuole un discendente dei Bull and Terrier, stabilmente definito nel tipo e nel carattere, ha l'American Staffordshire Terrier, che da quasi settantanni è selezionato in purezza, ha morfologia e carattere fissati, e soprattutto non ha possibili equivoci coinvolgimenti con malavita ed oscuri mondi di scommesse sui combattimenti.
American Staffordshire Terrier e Pit Bull: c'è differenza?LA QUESTIONE MORALE?


A causa della confusione che regna sovrana riguardo questo argomento, sono state formulate in merito svariate ipotesi. Talvolta queste teorie non nascono da vera passione o cultura einofila, ma sono frutto di poca conoscenza o provengono da settori che hanno, per svariati motivi, interesse a mantenere alto il polverone per trarne vantaggio.
E' quindi giusto fare un po' di chiarezza riguardo alla differenza che ESISTE tra American Staffordshire Terrier e Pit Bull. Deve però essere chiaro che nei ragionamenti che seguiranno, non v'è alcuna intenzione di colpevolizzare i cani, i quali non sono mai responsabili della loro struttura fisica o psichica, anzi, talvolta ne sono proprio le vittime, costrette a subire le conseguenze di forme o istinti indotti ed esasperati cTalTuomo per proprio beneficio. Questo scritto, non vuole nemmeno attaccare i proprietari o gli allevatori di Pit Bull che agiscono in buona fede e per amore dei loro cani, ma cercherà di mettere un poco d'ordine in una materia che alcuni hanno fatto di tutto per ingarbugliare. In primo luogo, ed in modo inconfutabile, si deve affermare che l'American Staffordshire Terrier è una razza riconosciuta dalla Federazione Cinologia Internazionale (F.C.I.), cosa che non è del Pit Bull: quindi - e giustamente - per la Cinofilia Ufficiale solo l'American Staffordshire Terrier deve essere considerato "razza". Vediamo ora il perché. Le ragioni sono d'ordine storico, genetico e morale.
Intendo chiarire che non v'è alcuna intenzione di colpevolizzare i cani, i quali non sono mai responsabili della loro struttura fisica o psichica, anzi, talvolta ne sono proprio le vittime, costrette a subire le conseguenze di torme o istinti indotti ed esasperati dall'uomo per proprio beneficio economico.
LE RAGIONI STORICHE
Verso la metà del XVIII secolo, iniziò un flusso d'emigrazione costante e consistente dall'Inghilterra verso l'America. I coloni portarono spesso al loro seguito dei cani che erano, naturalmente, di tutte le varietà: compresi i rinomatissimi Bull and Terrier. Una volta impiantate nel Nuovo Continente, le persone coinvolte nelle lotte tra cani iniziarono ad importare dal Regno Unito i più famosi combattenti.
Nel 1884 nacque l'American Kennel Club (AKC): unica associazione americana riconosciuta dalla FCI. Nel 1898 fu fondato da C. Z. Bennet l'United Kennel Club (UKC),dovefu registrato al numero uno il suo cane Ben-net's Ring come American Pit Bull Terrier. Nel settembre del 1909, l'American Dog Breeders Association (ADBA), fu costituita a Chicago sotto la guida di Guy Mc-Cord, che ne fu il primo Presidente, appoggiato da John P. Colby: suo grande amico e famoso allevatore di Pit Bull.
UKC e ADBA, come anche tutte le altre congregazioni minori, sono associazioni non riconosciute dalla Federazione Cinologica Internazionale (FCI), Anche in America, come fu prima in Inghilterra, i molti che non volevano che degli animali potessero essere usati in barbare pratiche, si riunirono in associazioni umanitarie. Con questo spirito è nato il fermento che ha portato diversi allevatori-veri, unici e disinteressati appassionati della razza - a far riconoscere lo Staffordshire Terrier americano. Ciò accadde dopo alcuni annidi selezione e dopo la costituzione, nel maggio 1936, dello Staffordshire Terrier Club d'America (STCA), che riunì un buon numero di veri cinofili grazie all'opera infaticabile di Wilfred T. Brandon. Il riconoscimento dell'Am Staff da parte dell'American Kennel Club (AKC) avvenne nel giugno del 1936, e da parte della FCI nel 1985. Qualche commentatore, sostiene che l'Am Staff è stato riconosciuto dall'AKC per motivi "politici" e incolpa questa Organizzazione di avere causato la "criminalizzazione" del Pit Bull. A parte che non si capisce cosa vuol dire "politici", questo è un insulto all'AKC oltre che una sciocchezza, formulata forse nel tentativo di far credere che Pit Bull ed Am Staff sono la stessa cosa. La verità, come vedremo, è che le organizzazioni cinofile serie non si sono mai volute immischiare con il mondo dei combattimenti, che con la cinofilia (amore per i cani) non aveva, e non ha ancora oggi, nulla a che vedere. Prima di essere registrati come Staffordshire Terrier all'A.K.C, è evidente che i cani interessati, anche se non utilizzati nei combattimenti, erano chiamati Bulldog, Pit Bulldog, Pit Bull, Yankee Terrier, ecc, e molti erano registrati UKC. Per questo, sia gli appassionati di Pit Bull sia quelli di Am Staff rivendicano il fatto che alcuni cani prestigiosi del passato appartenevano alla loro razza. 'Tra questi, i più noti sono Stubby: eroe della Prima Guerra Mondiale, e Pete, il cane attore che dalla metà degli anni '30 fu protagonista della fortunata serie "Our Gang"; chiamata in Italia "Piccole canaglie".
Poiché l'Am Staff, come abbiamo detto, fu riconosciuto nel 1936, questi sti cani non potevano nominalmente essere "Staffordshire", ma lo erano moralmente, perché non sono mai stati utilizzati per combattere: quindi non erano "pitbulls" termine generico che come ci è stato scritto il 02/02/ 2002 dall'AKG è usato in America per definire i cani impiegati nei combattimenti. Per quanto riguarda Pete the Pup, il cane attore di "Piccole canaglie", il cui vero nome era Lucenay's Peter, esso è stato tra i primi iscritti al Registro dell'Ameri-can Staffordshire Terrier aperto dall'AKG dopo il riconoscimento della razza (pare il dodicesimo). Si noterà nella foto in alto Wilfred T. Brandon (a sinistra) con Pete al centro e Harry Lucenay (a destra), che fu, forse, l'allevatore e certamente l'addestratore di Pete. Va ricordato che Brandon scrisse nella prima metà degli anni '30 lo standard dell'Am Staff; che il primo Am Staff iscritto all'AKG fu la sua femmina Farmer's Snugles Up, e che egli fu il primo Presidente dello Staffordshire Terrier Club d'America. Dopo il 1936, la situazione cambiò abbastanza lentamente poiché i vecchi appellativi erano d'uso comune; "Staffordshire Terrier" non era invece un nome familiare e facile da ricordare, per di più negli Stati Uniti non esiste, come in Inghilterra, una regione chiamata "Staffordshire". A causa della scarsa confidenza con il nome, nei primi documenti dello Staffordshire Terrier Club d'America - che naturalmente sapeva bene che gli Am Staff discendevano dagli storici Bull and Terrier inglesi - compariva un'indicazione in calce alla carta intestata che diceva: " The Grand Old Breed" FORMERLY known as the ameri-can (pit) bull terrier or yankee terrier -. Qualcuno, prendendo una lettera del 1943 (quindi solo sette anni dopo il riconoscimento dell'Am Staff), e commentando il documento, ha pensato di tradurre il vocabolo "formerly", con il termine "già", leggendo quindi così la frase: "La Grande Antica Razza già conosciuta come APBT o yankee terrier"; asserendo con ciò che Pit Bull ed Am Staff erano considerati da tutti, perfino dai membri dello Staffordshire Terrier Club d'America, la stessa cosa. Non è così. La spiegazione è che "formerly" non significa "già", come tradotto impropriamente, ma: "IN ALTRI TEMPI, NEL PASSATO" (Hazon - dizionario inglese-italiano; italiano-inglese). Quindi, la frase correttamente formulata in italiano è - "La Grande Antica Razza" in altri tempi (nel passato) conosciuta come l'american (pit) bull terrier o yankee terrier -. Ampliando un po' il concetto, è come se uno dicesse - ho un Cane da Pastore Scozzese, un Collie: cioè un Lassie - per farsi capire meglio da chi ascolta, essendo il cane attore Lassie molto famoso.
Ed è noto a tutti che la razza "American Staffordshire Terrier" è poco conosciuta tra il pubblico in America come in Europa, mentre moltissimi sanno cos'è un Pit Bull; naturalmente in ossequio al fatto che ciò che è negativo fa più clamore e notizia di ciò che è positivo. Come ha scritto nella sua "Storia del Pit Bull Terrier" Wayne D. Brown, un esperto appasionato della razza, negli anni '50 del XX secolo e fino ai primi anni '60, fu data per certi periodi la possibilità anche a dei Pit Bull registrati al-1TJ.K.C. di partecipare ad esposizioni organizzate dall'AKC e di conseguire il titolo di Campione. Pare che l'AKC con delibera del 18 febbraio 1960 e per la durata di tre anni, permise ai Pit Bull registrati all'UKC che avevano nelle prime tre generazioni un ;i il fenato registrato come Staffordshire Terrier al-l'AKC, ed avevano conquistato almeno tre punti in Esposizioni riconosciute dall'AKC, di accoppiarsi con uno Staffordshire Terrier registrato AKC, e le cucciolate potevano essere iscritte al-l'AKC come Staffordshire Terrier, purché denunciate dal proprietario del cane AKC con regole ristrette e severissime. Secondo alcuni l'apertura ai Pit Bull UKC continuò fino al 1972. Queste sono le notizie verola storia. Un altro motivo di confusione è dato dal fatto che all'United Kennel Club (UKC), è permesso iscrivere anche cani registrati al-l'American Kennel Club, il quale AKC non permette invece di registrare presso di lui cani iscritti all'UKC e tanto meno all'ADBA, ma registra solo cucciolate nate da genitori American Staffordshire Terrier, quindi registrati AKC. La registrazione contemporanea AKC ed UKC di uno stesso cane si chiama "doppia registrazione" e riguarda solo l'UKC. A causa di questo guazzabuglio, sul quale peraltro molti ancora giocano, la Federazione Cinologica Internazionale (FCI), ha giustamente accettato come razza ufficialmente riconosciuta nel circuito mondiale della cinofilia l'Ame-rican Staffordshire Terrier solo nel 1985: quando cioè è stata certa che le idee in merito erano un po' più chiare, e che gli American Staffordshire Terrier si erano ormai completamente staccati come immagine da un mondo squallido e dominato dal caos, col quale non hanno mai avuto moralmente veramente a ehe fare. Per fortuna la complicatissima e confusa parte storica è finita, e la conclusione è che chi vuol avere per compagno un discendente dei Bull and Terrier giunti in America secoli fa ma non vuole correre il rischio di essere confuso con un mondo caotico, desidera fare parte della Cinofilia Ufficiale e partecipare ad Esposizioni Canine riconosciute dalla F.C.I., ha solo la possibilità di scegliere un American Staffordshire Terrier, che darà garanzia di moralità, stabilità genetica, equilibrio ed affetto.
lunedì
Le razze del gruppo 3: L'AMERICAN STAFFORDSHIRE TERRIER
L'AMERICAN STAFFORDSHIRE TERRIERORIGINE
Stati Uniti
CARATTERE
Cane da guardia, testardo e coraggioso, deve essere educato fin da piccolo alla disciplina e all'obbedienza.
Cane da utilità e difesa che, come si comprende dal nome, è originario d'Oltreoceano. Una tesi sull'origine della razza sostiene che gli allevatori americani abbiano iniziato a selezionare questa razza nel XVIII secolo, probabilmente accoppiando bull e terrier da combattimento, blue paul terrier e staffordshire terrier.Un'altra ipotesi possibile sulla formazione di questa razza, di recente evoluzione americana, farebbe invece risalire la nascita dell'ame-rican staffordshire terrier agli incroci attuati dagli allevatori americani fra l'old bulldog e i primitivi staffordshire bull terrier e altri cani da combattimento importati dall'Irlanda. Con la proibizione dei combattimenti l'american staffordshire terrier è stato selezionato come razza da utilità e da difesa con proprie caratteristiche ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte dell'American kennel club nel 1936. Nell'anno precedente era in vece stato riconosciuto in Inghilterra lo Staffordshire bull terrier stretto parente della razza americana, ma di dimensioni più piccole e di ossatura più leggera.
STANDARD
L'american staffordshire terrier deve dare l'impressione di un cane molto potente in rapporto alla sua taglia. Muscoloso, agile, forte e robusto, si distingue per il suo proverbiale coraggio. La testa è di media" lunghezza e massiccia, con cranio largo, muscolatura delle guance ben sviluppata, stop marcato e muso arrotondato. La mandibola deve essere forte e potente, tale da evidenziare una notevole forza nella presa. Le labbra sono sottili e ben tese. Le orecchie possono essere naturali (a mezza rosa) o tagliate, inserite alte. Gli occhi sono scuri, frontali e ben distanziati fra loro. Il collo è robusto e pesante, il torace profondo e largo. Gli arti sono massicci e non eccessivamente lunghi. La coda deve essere portata bassa, è corta, più larga alla radice si assottiglia verso l'estremità. Il mantello è formato da pelo fitto, lucente, corto e duro al tatto. Sono ammessi tutti i colori, anche il tigrato, ma non sono desiderabili il bianco puro, i nero focati e i color fegato. L'altezza al garrese è di 45-48 cm nei maschi e di 43-46 cm nelle femmine. Il peso va da 28 a 30 kg nei maschi e da 22 a 24 kg nelle femmine.
mercoledì
LE RAZZE:IL DOGO ARGENTINO

DALLE PAMPAS SCONFINATE
La storia di questa razza inizia nel 1925, quando i fratelli argentini Antonio e Agostino Norez Martinez cominciarono a selezionare una nuova razza per ottenere un cane adatto alla CAZA MAIOR, caccia al puma. Partendo dal cane da combattimento di Cordoba, Il dottor Antonio selezionò il Dogo Argentino con il mantello di colore bianco perché si potesse facilmente distinguere dalla selvaggina che, in quelle regioni, è sempre di colore scuro, evitando così che il cane fosse ucciso per errore. Alla formazione del Dogo Argentino hanno contribuito molte razze, tutte selezionate con cura da Antonio Nores Martinez al fine di ottenere un animale che potesse e sapesse combattere con forza ed energia contro ogni avversario. Un cane che avesse la resistenza per inseguire per lungo tempo la preda nelle sterminate praterie argentine e, una volta raggiunta, avesse ancora tanta energia da lottare con essa per bloccarla o ucciderla.
I fratelli volevano un cane che avesse il fiuto del Pointer e l'istinto dell'Irish Wolfhound, uniti alla potenza del Dogue de Bordeaux e alla taglia dell'Alano, con il coraggio di un Bull Terrier e la massa di un Bulldog, la potenza fisica del Mastino Spagnolo con il carattere vivace del Boxer ma, soprattutto, con il mantello bianco per essere individuato agevolmente. Dopo soli tre anni, nel 1928, fu redatto il primo standard, tuttavia solo nel 1964 arriverà il riconoscimento da parte della Federazione Cinologica Argentina e, nel 1973, quello internazionale.
IL CARATTERE
Il carattere del Dogo Argentino è il risultato di tutte le razze che hanno contribuito alla sua formazione: coraggio indomabile, magnifico equilibrio, solido sistema nervoso, prudenza e forza, prodigioso fiuto, affidabilità, docilità, riflessività e istinto alla protezione.
Il Dogo Argentino è quindi una forza della natura, ma dotato di grande equilibrio e di un atavico sentimento
DOGO ARGENTINO: le sue esigenze

LE SUE ESIGENZE
Le esigenze del Dogo Argentino sono più psicologiche che fìsiche. Questi cani infatti non necessitano di molto moto. Non bisogna dimenticare, quando si porta a passeggio nei luoghi pubblici un Dogo Argentino, che per legge deve essere munito di guinzaglio e museruola.
Per un equilibrato sviluppo psichico del Dogo Argentino è importante lavorare sulla socializzazione fin da cucciolo facendogli incontrare un gran numero di persone. Inoltre lo si dovrà far giocare con altri cani.
Sarà utile fargli vedere molti bambini e anche persone adulte che lo accarezzino e lo trattino con affetto e dolcezza. Quando il cucciolo maschio avrà superato l'anno d'età sarà bene sorvegliarne le reazioni con gli altri cani, poiché allora comincerà a manifestarsi verso gli altri maschi la competizione sessuale, che inizialmente avrà poche conseguenze, ma in seguito diverrà più accesa: è fra i 18-20 mesi che si può manifestare il livello di di maggiore intemperanza.
Se la socializzazione con i suoi consimili non è stata efficace, meglio evitare che il Dogo Argentino resti solo per lunghi periodi con altri cani maschi.
Molto utile è far seguire fin da cucciolo, sia maschio o femmina, un corso per apprendere i rudimenti dell'ubbidienza. L'importante è affidarsi a persone molto esperte. La cosa si dimostrerà fondamentale quando raggiungerà l'età adulta e bisognerà controllarlo e trattenerlo. Se non sarà abituato ad ubbidire, potrebbe divenire pericoloso.
Ecco perché il Dogo Argentino non è certo un cane adatto a tutti.
Per l'alimentazione, negli adulti sono consigliabili due o tre pasti quotidiani (ricordandosi di non esagerare con i mangimi secchi), utili anche per evitare il rischio di problemi digestivi, come la dilatazione o la torsione dello stomaco.
L'acqua deve essere sempre a loro disposizione, impedendo però bevute eccessive.
Anche se non ama molto la pioggia e gli sbalzi di temperatura, può vivere tranquillamente all'aperto, con una cuccia grande e accogliente, preferibilmente in vetroresina (antirosicchiamento).
La razza è fondamentalmente sana. Tra i problemi congeniti, oltre alla displasia dell'anca e del gomito, si presenta anche qualche caso di sordità, fatto non rarissimo nei cani dal mantello bianco, come anche potrebbero esservi problemi alle palpebre (entropion, ectropion) che un buon veterinario potrà accertare e risolvere.
DOGO ARGENTINO: Il ruolo dell'allevatore e del selezionatore della razza

Il ruolo dell'allevatore e del selezionatore della razza.
Dopo anni di immotivato regiudizio e dopo il costante inserimento nella lista delle razze a rischio di aggressività, finalmente il DOGO ARGENTINO viene considerato alla pari di tutti gli altri cani.
Un successo accolto con soddisfazione da tutti gli appassionati di questa razza che, da pochi mesi, è stata anche ammessa alla riproduzione selezionata, a tutto vantaggio della salute, della
morfologia del carattere.
morfologia del carattere.
Perchè....
Allevare seriamente non è mai facile, soprattutto se si tratta di una razza che, suo malgrado, è sempre stata inserita nell'elenco delle razze «pericolose», nonostante nessun dogo si sia mai reso protagonista di episodi di aggressione nei confronti dell'uomo.
Ma quali sono i criteri di selezione di un serio allevatore della razza?
Nel panorama cinofilo, è davvero facile incappare nel dibattito, più acceso che mai, sulla questione cane bello o cane funzionale o da lavoro, così da sembrare imposto il dover operare una scelta tra le due opzioni.
Direi invece che più che dovuto, fare questa scelta possa risultare "comodo", vale a dire che, se si vogliono ottenere risultati immediati o comunque in poco tempo, si sceglie di allevare seguendo uno solo dei due aspetti ed è certo che con un minimo di competenza e di esperienza i risultati sono pressoché garantiti. In questo caso però i risultati sono da intendersi come tornaconto solo per l'allevatore in termini di riconoscimenti personali, ma assolutamente non per la razza allevata, infatti dalla netta separazione fra soggetti da bellezza e altri da lavoro questa ne esce solo fortemente penalizzata e impoverita.
Si ritiene che il dogo argentino debba essere: dall'aspetto un dogo argentino , ovvero sano e iper-atletico, un amico affidabile della famiglia, un guardiano severo ma giudizioso, un cacciatore instancabile.
Ma quali sono i criteri di selezione di un serio allevatore della razza?
Nel panorama cinofilo, è davvero facile incappare nel dibattito, più acceso che mai, sulla questione cane bello o cane funzionale o da lavoro, così da sembrare imposto il dover operare una scelta tra le due opzioni.
Direi invece che più che dovuto, fare questa scelta possa risultare "comodo", vale a dire che, se si vogliono ottenere risultati immediati o comunque in poco tempo, si sceglie di allevare seguendo uno solo dei due aspetti ed è certo che con un minimo di competenza e di esperienza i risultati sono pressoché garantiti. In questo caso però i risultati sono da intendersi come tornaconto solo per l'allevatore in termini di riconoscimenti personali, ma assolutamente non per la razza allevata, infatti dalla netta separazione fra soggetti da bellezza e altri da lavoro questa ne esce solo fortemente penalizzata e impoverita.
Si ritiene che il dogo argentino debba essere: dall'aspetto un dogo argentino , ovvero sano e iper-atletico, un amico affidabile della famiglia, un guardiano severo ma giudizioso, un cacciatore instancabile.
Quando un soggetto manca anche di uno solo di questi requisiti non ci troviamo davanti a un dogo argentino.
Sono proprio le diverse sfaccettature di un dogo a renderlo una creatura così unica, dotata della capacità di affascinarti nel giro di pochi momenti.
Un soggetto troppo grosso, ad esempio, sarà sicuramente penalizzato dal punto di vista della salute, così come sotto il profilo atletico, non potrà perciò essere un vigoroso cacciatore e questa condizione lo porterà a non essere un affidabile compagno di casa e giudizioso guardiano (in proposito vorrei sottolineare che è peculiarità, propria dei cani da caccia, il non essere aggressivi con le persone). L'allevatore ha il dovere di concentrare la sua attenzione e il lavoro della sua selezione su tutti questi aspetti.
Un soggetto troppo grosso, ad esempio, sarà sicuramente penalizzato dal punto di vista della salute, così come sotto il profilo atletico, non potrà perciò essere un vigoroso cacciatore e questa condizione lo porterà a non essere un affidabile compagno di casa e giudizioso guardiano (in proposito vorrei sottolineare che è peculiarità, propria dei cani da caccia, il non essere aggressivi con le persone). L'allevatore ha il dovere di concentrare la sua attenzione e il lavoro della sua selezione su tutti questi aspetti.
Chiaramente, un dogo così selezionato non dovrà per forza fare tutte queste cose, ma dovrà sempre avere il potenziale per farle.
Gli allevatori, devono fare i conti con il breve percorso della razza e quindi con una limitata disponibilità in termini di patrimonio genetico, che rende arduo non solo il raggiungimento di tale obiettivo, ma anche il mantenimento del livello già raggiunto.
Con questi riferimenti, si può dire che i dogo classificabili grandi riproduttori, sono stati 2-3 in tutta la storia della razza.
Il dogo non ha particolari criteri di selezione rispetto ad altre razze. Per quanto si possa parlare di corretti canoni di selezione, il vero problema è che nella realtà non pochi allevatori disattendono anche le più elementari indicazioni, senza volerlo o premeditatamente, per perseguire strade più semplici.
Si predica bene e si razzola male, cosa che nel dogo, dato il suo potenziale, può avere conseguenze più drammatiche che in altre razze.
C'è molta dialettica e molto fermento attorno a questa razza, tanto è vero che sono nate diverse associazioni (CDAI, ARDA, Alma del Dogo) anche se non ufficialmente riconosciute dall'ENCI.
Dogo Argentino: CANE PER TUTTI?
DOGO PER TUTTI?Non tutti possono essere dei buoni padroni di un dogo, il padrone ideale di un dogo argentino deve soddisfare due fondamentali requisiti: essere una persona che abbia chiaro e fermo nella mente che il dogo è un cane energico che ha bisogno di essere attivo (passeggiate, movimento, corse) per poter mantenere le sue condizioni psicofisiche a livelli ottimali, ed essere alla ricerca di un amico affidabile, generoso, furbo e forte da tenere al proprio fianco. Il dogo è assolutamente da sconsigliare a chi ambisce ad avere un "cane soldatino" di cui esserne semplicemente il padrone».
A monte deve esserci una buona selezione, infatti per un animale dalle certe e buone origini, una persona intelligente e attenta è più che sufficiente, mentre è sconsigliato
a chi dimostri di essere meno intelligente del proprio cane, non dedicandogli tempo e giuste attenzioni.
DOGO ARGENTINO: FINALMENTE AMMESSA COME RAZZA SELEZIONATA
ARRIVA IL DOGO SELEZIONATO È freschissima la notizia che il dogo argentino è diventata razza ammessa al Registro dei Riproduttori Selezionati; i requisiti, deliberati dal Consiglio Direttivo dell'ENCI, sono stati definiti sulla base delle proposte fornite dalla Commissione Tecnica Centrale che ha valutato le indicazioni pervenute dall'associazione specializzata. Requisiti di carattere generale: a) per ogni razza ammessa alla riproduzione selezionata, la qualifica morfologica deve essere ottenuta nell'ambito delle verifiche zootecniche dai soggetti che abbiano compiuto il 18° mese di età; b] al fine di contenere un eccesso di inbreeding in popolazioni poco numerose, per tutte quelle razze in cui la popolazione ha una numerosità di cuccioli iscritti/anno ai Registri genealogici italiani inferiore o uguale a 100: i cuccioli per poter essere convalidati figli di riproduttori selezionati devono avere i quattro nonni differenti; il requisito minimo morfologico è Molto Buono sia per i maschi, sia per le femmine. La qualifica potrà essere ottenuta anche in manifestazioni diverse rispetto ai raduni e alle speciali,
purché giudicate da giudici specialisti e con in palio il CAC; c) non possono avere la certificazione di figli di genitori selezionati i cuccioli nati da entrambi i riproduttori con displasia dell'anca di grado C, come regola generale per tutte le razze dove è ammesso anche il grado C di displasia dell'anca. Requisiti previsti per la razza tutelata: per la qualità morfologica la qualifica di Molto Buono in Speciale o Raduno, per quanto riguarda le patologie due sono quelle prese in considerazione, la displasia dell'anca (HD: A, B, C da accertare dopo il 12° mese di età] e la sordità (audiometria: con capacità auditiva bilaterale]. L'introduzione di un test che accerti la capacità uditiva dei dogo è di estrema importanza, perché spesso sotto la presunta aggressività di un cane, ad esempio quando viene toccato all'improvviso, si nasconde una sua carenza di udito e quindi una sua difficoltà di percepire quanto gli succede intorno.
VITA DI CLUB
Il club ufficialmente riconosciuto per la tutela del dogo argentino è il DACI
(Dogo Argentino Club Italia]. Gli appassionati si segnino questa data: il 13 e il 14 giugno sarà un week-end interamente dedicato alla razza che si svolgerà presso il Centro Cinofilo Reggiano sito a Massenzatico frazione di Reggio Emilia. Il direttivo del Dogo Argentino Club Italia infatti, adempiendo al proprio programma zootecnico per l'anno 2009, illustrato a approvato durante l'ultima Assemblea Generale dei Soci, dopo aver assegnato le mostre speciali di Milano e Sanremo organizza per il sabato 13 un convegno tecnico dal titolo "Obiettivo Salute" in cui stimati medici veterinari discuteranno sulle principali problematiche relative alla salute della razza, mentre per domenica 14 è in programma un raduno di razza che verrà giudicato dal Vincenzo Del Carro. Sul nuovo sito del Club, www. dogoargentinoclub.com sarà possibile trovare il programma del convegno tecnico nonché il link utile per le iscrizioni al raduno, che anche quest'anno grazie alla collaborazione con http://www.expocani/. net potranno essere effettuate direttamente on line.
DOGO ARGENTINO: Addio black list

ADDIO BLACK LIST!
Il dogo ha fatto sempre parte della «lista nera» dei cani pericolosi, oggi per fortuna eliminata la cosa non può che far piacere agli allevatori, infatti per Stefano Chiatti «La lista nera è stato il più
scontato rimedio all'italiana, che alimentando gratuiti pregiudizi, si preoccupò più di accontentare l'opinione pubblica piuttosto che affrontare il problema in modo realmente efficace. Si è perso così inutilmente del tempo prezioso e i nuovi provvedimenti presi sono la risposta più lampante». Analoga è l'opinione di Luca Ricci: «Anch' io mi unisco con soddisfazione a chi sostiene che finalmente l'attenzione sia stata portata sul rapporto uomo-cane, anziché come fatto in passato, senza risultato, solo sui cani. Inoltre ritengo che la rinomata "lista nera" dei cani pericolosi sia stato frutto dell'artificioso lavoro dei media italiani... approvato il primo decreto sono misteriosamente cessati tutti quegli articoli e servizi su casi di morsicatura di cani (di razze ben precise) a danno degli uomini ai quali veniva data particolare enfasi. Forse questo si spiega con le statistiche ufficiali che hanno da sempre attribuito la stragrande maggioranza dei casi di morsicatura a cani meticci o appartenenti alle razze considerate "buone". Il dogo argentino non è un cane pericoloso, la consapevolezza unita al buon senso nonché al senso di civiltà dei proprietari sono lo strumento disponibili per radicare definitivamente questo concetto».
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