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"Ciao Sonia,
ti scrivo perché qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post di segnalazione per blog e siti che ci sembrano meritevoli e abbiamo incluso "Blog sul cane e i cuccioli..."
Giuseppe Pastore, redazione di Pet Magazine

sabato 18 luglio 2009

American Staffordshire Terrier e Pit Bull: c'è differenza?LA QUESTIONE MORALE


Eccoci arrivati alla questione morale.
Delle tre, è questa la ragione che più differenzia American Staffordshire Terrier e Pit Bull: vediamola. Giovanni Paolo II, in un incontro dove si discuteva della differenza esistente tra Scienza e Tecnica, ha detto: "Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell'era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell'uomo". In questa bellissima riflessione sta il nocciolo della differenza morale tra American Staffordshire Terrier e Pit Bull. Proviamo ancora ad analizzare i fatti. Nei primi decenni del XX secolo, in America, un gruppo di persone volle conservare le caratteristiche psicofisiche dei Bull and Terrier inglesi, ma "sentì" nel suo cuore che i combattimenti tra animali erano barbare atrocità. Nacque così, nel 1936, l'Ameri-can Staffordshire Terrier. Questa razza, anche se per alcuni anni dalla sua formazione qualche volta fu ancora immischiata e confusa con i Pit Bull, venne fin dall'inizio selezionata per le esposizioni, per utilità, e per la normale vita in famiglia. I Pit Bull no. Essi furono purtroppo, e loro malgrado, ancora gettati nelle arene di combattimento per divertire ed arricchire un manipolo di esaltati. Questa situazione non fu circoscritta solo ai primi anni del XX secolo, ma continuò, come visto, per decenni con regole, norme, codici d'onore, omertà, sotterfugi e falsità; questo poiché, Stato dopo Stato, le leggi proibirono i combattimenti in tutta l'America, fino alla loro totale interdizione nella seconda metà del Novecento. Veniamo ora al Pit Bull di oggi e alle ragioni morali che ne sconsigliano, assieme a quelle storiche e genetiche, qualsiasi riconoscimento ufficiale come razza. E' corretto dire che i veri Pit Bull sono raramente aggressivi nei confronti dell'uomo se non addestraci ad esserlo (i cani di forte temperamento possono essere facilmente addestrati ad aggredire), tanto meno' verso i deboli o i bambini, ma è altrettanto vero che tutti i Pit Bull provengono da linee di sangue di cani che fino a pochi anni or sono combattevano o da incroci scriteriati. Solo da poco tempo vi sono persone serie e civili che selezionano nel tentativo di recuperare omogeneità e carattere. Però il Pit Bull è il Pit Bull: un cane da combattimento, spesso ingovernabile da chi non è preparato, ma è quello che è per colpa dell'uomo. Attorno al mondo del Pit Bull, s'agitano ancora i fantasmi dei tanti cani morti nei combattimenti perché i loro stupidi proprietari non li hanno ritirati in tempo per salvarli. Ugualmente gridano vendetta quelli feriti, che hanno dovuto sopportare lunghe e dolorose convalescenze. Tutto per consentire ai delinquenti che li hanno fatti combattere di divertirsi e d'incassare belle somme di denaro. Anche coloro i quali si affannano a cercare di dimostrare che le cose non stanno così, non riescono poi a sfuggire alla verità dei fatti. Fatti dei quali sono prova i numerosi e continui ritrovamenti di locali dove sono tenuti in condizioni terribili i cani che la malavita utilizza nei combattimenti e che sono per lo più Pit Bull.
Oggi poi, a seguito degli ultimi tragici avvenimenti, in alcune regioni italiane molti Pit Bull vengono abbandonati per strada, e rappresentano per uomini ed animali un gravissimo pericolo. Ce chi ha paragonato l'inciviltà dei combattimenti tra animali alla boxe: è di nuovo una sciocchezza, perché chi combatte su di un ring di solito lo fa di sua spontanea volontà, e spesso guadagna bene: ai cani nessuno chiede nulla e a guadagnare non sono certo loro. Vi sono state numerose esposizioni organizzate da privati cittadini o associazioni non riconosciute dalla Cinofilia Ufficiale, che hanno coinvolto e radunato i Pit Bull. Assieme ad essi, a volte, sono state accolte dagli organizzatori anche altre razze di cani. Le cose sono state sempre presentate come qualcosa di positivo e costruttivo per gli animali, sono stati invitati ospiti e giudici (naturalmente non Giudici riconosciuti dalla FCI) da tutto il mondo, molte brave persone vi hanno tranquillamente partecipato, e tutti si sono sempre affannati a prendere le ditanze dai combattimenti. Ebbene, ad una di queste manifestazioni che si doveva tenere in una località toscana nel mese di maggio del 1997 - quando già era in atto da tempo una campagna per riscattare l'immagine dei Pit Bull - è stato invitato dagli organizzatori come relatore di una conferenza un noto appassionato americano di Pit Bull, che ha scritto diversi libri sull'argomento. Per non annoiare il lettore, e per brevità, riporterò solo alcune frasi da uno fra i diversi libri di questo "illustre ospite". Tutti gli altri sono dello stesso tenore. Lo scrittore, inizia una sua opera degli anni '80 con questa frase: "Attraverso la lettura di questo libro capirete che i miei sentimenti per i cani da combattimento sono differenti da quelli che vi hanno fatto credere i mass-media. A me non piacciono i mass-media, io non sono contro il combattimento dei cani, a me piace l'incontro e mi piace anche la gran parte dei pit dog men (uomini coinvolti nei combattimenti -ndr-) che ho veduto". Il libro prosegue con una serie di considerazioni dell'autore, con delle fotografie, alcune delle quali riportano fasi di combattimenti tra cani, e con degli stralci di articoli che questo personaggio ha scritto sul "Pit Bull Gazette" che è l'organo ufficiale dell'associazione americana denominata ADBA. Il tutto risale solo al 1981 -1982, e in questi articoli sono descritti, talvolta con narrazioni raccapriccianti, gli esiti di qualche combattimento. Un esempio di cosa pubblicava l'organo dell'ADBA "Pit Bull Gazette", è questo stralcio da un articolo apparso sul numero di maggio 1981: "Un buon modello della razza è il mio nuovissimo cane 'eh Peter Bult'. Per quanti non lo conoscono, lasciatemi dire che è un campione nei combattimenti ed è stato cinque volte vincitore". Torniamo all'autore invitato in Italia e del quale gli organizzatori dell'evento hanno sottolineato che si trattava di "Un appuntamento da non perdere per gli appassionati di APBT". L'enfasi posta nei suoi libri sui Pit Bull, le lotte e le loro conseguenze ("nessun cane che è finirò sotto Spike ha più vissuto"), rende questo scrittore un apologeta dei combattimenti e quindi di reato. Basti come ultima citazione questa che si trova sempre all'inizio dello stesso libro: riferendosi come soggetto sottointeso ai Pit Bull dice che "lasciarli combattere è crudele quanto lasciar volare un uccellino.". Eccola la questione morale. Ecco perché il Pit Bull è diverso dall'American Staffordshire Terrier, ed ecco perché non può essere riconosciuto dalla Cinofilia Ufficiale. La Federazione Crenologica Internazionale, come qualsiasi altra cosa nata dall'azione dell'uomo, ha certamente qualche pecca, ma ha sicuramente anche un codice etico e morale che le impedisce d'immischiarsi con roba simile; per questo ha decisamente preso le distanze dal mondo del Pit Bull. Ecco uno stralcio da una segnalazione pubblicata nel gennaio del 1995 su " I Nostri Cani": Rivista Ufficiale dell'EN-CI ( Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), che è l'unica Organizzazione cinofila italiana riconosciuta dalla FCI. Il Pit Bull Terrier (PBT) è una varietà di origine americana, non rientra nell'elenco ufficiale delle razze riconosciute dalla FCI, pertanto non sottostà né a diritti né a doveri, ossia, nel sistema ufficiale di cui la FCI e interprete e sovrana in ambito mondiale, il Pit Bull Terrier non esiste. Esso, è inserito nell'elenco delle razze bandite a cui è vietato, oltre che il riconoscimento l'ingresso in molti Paesi europei". Più chiaro di così non si può. Anche se vi sono molti onesti appassionati di Pit Bull ed allevatori che operano con fini legittimi, ed anche se i cani immischiati in brutte faccende non c'entrano nulla con il malanimo delle persone che li hanno coinvolti, non si possono non fare alcune considerazioni. La prima è che storicamente il Pit Bull è stato fino a pochi anni fa (e talvolta anche adesso), perpetuato per combattere: l'American Staffordshire Terrier no. La seconda è che geneticamente i tipi di cani che hanno contribuito alla sua continuazione in America, non sono per nulla omogenei: gli Am Staff si. La terza è che moralmente il Pit Bull, suo malgrado, è ancorun retaggio passato che oggi come oggi è vicino solo alle situazioni illegali: l'Am Staff no. Piaccia o no, il futuro delle razze canine starà nella loro socialità, ossia nella possibilità di vivere senza problemi in un contesto umano. Non scordiamo che una gran parte dei combattimenti clandestini è organizzata e gestita dalla malavita: la stessa che "investe" i proventi delle attività illecite in traffico di droga, di uomini, di armi, prostituzione, usura, taglieggi e via dicendo. Bisogna stare molto attenti a presentare il Pit Bull solo come una vittima innocente ed innocua, poiché vittima lo è di sicuro, ma la sua eredità storica, genetica e morale non permette di poterlo considerare come un qualsiasi cagnolino, ed i fatti tragici che spesso accadono (uno è molto recente), provano la verità di questa affermazione. La conclusione è che chi vuole un cane discendente dai Bull and Terrier inglesi sbarcati in America, storicamente documentabile, geneticamente fissato nel fenotipo e nel carattere, e moralmente lontano da un ambiente che talvolta non si è ancora saputo separare dal criminale giro dei combattimenti e dalla malavita, ha solo la possibilità di scegliere un American Staffordshire Terrier. Ecco perché Am Staff e Pit Bull non sono la stessa cosa, ed ecco perché la Federazione Cinolo-gica Internazionale ha giustamente riconosciuto l'American Staffordshire Terrier e non il Pit Bull.

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