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"Ciao Sonia,
ti scrivo perché qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post di segnalazione per blog e siti che ci sembrano meritevoli e abbiamo incluso "Blog sul cane e i cuccioli..."
Giuseppe Pastore, redazione di Pet Magazine

giovedì 4 febbraio 2010

COME E QUANDO TRATTARE UN CANE LEISHMANIOTICO?





Gestione del paziente, questioni di sanità pubblica e nuovi orientamenti terapeutici


Dubitare delle certezze e confrontarsi tra colleghi per tentare di risolvere i
numerosi aspetti ancora poco chiari della leishmaniosi.
Questa la premessa del Professor Gaetano Oliva, del Dipartimento di Scienze
Cliniche Veterinarie della Facoltà di Medicina Veterinaria di Napoli, alla sua
relazione "Approccio terapeutico al paziente leishmaniotico: come e quando
trattarlo" (Congresso internazionale sulla leishmaniosi canina, SCIVAC, Napoli,
17-18 aprile 2004).
Una premessa che sottolinea subito la mancanza di un protocollo standardizzato
per il trattamento della leishmaniosi canina, imputabile soprattutto all'estrema
variabilità dei dosaggi farmacologici proposti, e alle tante questioni ancora aperte
in tema di terapia, ovvero quali pazienti trattare e come e quando trattarli.
I farmaci utilizzati efficacemente in medicina umana per la terapia della leishmaniosi, come l'amfotericina B liposomizzata e gli antimoniali pentavalenti, mostrano una ridotta efficacia per il trattamento del cane, inducendo una remissione temporanea dei segni clinici, non prevenendo la recidive e spesso inducendo seri effetti collaterali.
A complicare ulteriormente il decision making del trattamento di questi pazienti concorrono inoltre questioni di sanità pubblica legate al significato...

di serbatoio dell'infezione assunto dalla specie canina nei confronti dell'uomo e il problema della selezione di parassiti resistenti ai farmaci disponibili per la terapia. Infine, anche lo stato immunitario del cane infetto e i segni clinici associati possono influenzare l'efficacia del trattamento.

I cani leishmaniotici possono essere classificati in quattro gruppi: 
cani resistenti asintomatici ("contattati"), 
cani asintomatici (preclinici), 
cani con segni minimi di leishmaniosi (oligosintomatici? forme croniche?) 
e cani sintomatici, con quadri diversi di malattia. 
Tra questi, quali sono i pazienti da trattare?
Oliva ricorda come vanno sicuramente sottoposti a trattamento i cani dei gruppi 2, 3 e 4, al fine di ridurne la carica parassitaria. I farmaci più comunemente utilizzati oggi in Italia per la leishmaniosi canina sono l'antimoniato di meglumina e l'allopurinolo, da soli o associati. Altri farmaci utilizzati sono aminosidina, pentamidina, metronidazolo e spiramicina. I fluorochinoloni, in particolare l'enrofloxacin, sono potenzialmente utilizzabili in associazione a chemioterapici specifici antileishmania, in virtù di un effetto immunomodulante.
Non ci sono invece evidenze che supportino il trattamento di un cane asintomatico resistente, con IFAT bassa (1:40 -
1:80) e negatività parassitologica (citologica e/o colturale), pur in presenza di un esame PCR positivo.
Non si dovrebbero invece utilizzare in veterinaria farmaci contenenti amfotericina B. Uno dei farmaci più recenti utilizzati per la terapia della leishmaniosi viscerale dell'uomo è l'amfotericina B liposomica (AmBisome - L-AMB), un potente agente anti-leishmania sia nel topo sia nei pazienti umani.. In Italia, L-AMB è considerato il farmaco elettivo per il trattamento dell'uomo. Nel cane invece questo farmaco induce una rapida guarigione clinica ma non è efficace
nell'eliminare i parassiti. Farmaci contenenti questo agente non dovrebbero essere utilizzati in veterinaria per evitare la selezione di parassiti resistenti.
Attualmente, sono in corso nuovi studi clinici sull'utilizzo di nuovi farmaci per la terapia della leishmaniosi, ma le
speranze maggiori sono risposte nelll'immunoterapia.
Maria Grazia Monzeglio DVM PhD
mg.monzeglio@evsrl.it

Fonte : SCIVAC


EV srl - vet.journal 01/11/2005 02:01 PM
http://www.evsrl.it/vet.journal/approfondimento.php?codnotizia=615 Pagina 2 di 2



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